In breve: Da mamma e da clinico non riesco a raccapezzarmi. Penso e ripenso a questa storia mostruosa. Non riesco ad utilizzare gli strumenti del mestiere per comprendere, analizzare, fare pace con il dolore.
📅 6 Giugno 2026 • ⏱️ 2 min di lettura
Da mamma e da clinico non riesco a raccapezzarmi. Penso e ripenso a questa storia mostruosa. Non riesco ad utilizzare gli strumenti del mestiere per comprendere, analizzare, fare pace con il dolore.
I figli non chiedono di venire al mondo e nel momento in cui lo facciamo abbiamo una possibilità enorme, quindi non ci droghiamo, non teniamo accanto a noi partner pericolosi, non ci ubriachiamo, tentiamo di proteggerli anche e soprattutto dalla parte peggiore di noi.
La storia di Beatrice mi ha sconquassata, mi ha lasciata addosso una sensazione di cupo sconforto, mista a rabbia e incredulità.
Non riesco a togliermi dalla mente e dal cuore l’immagine di una bambina di nove anni – la sorellina – che prepara da mangiare alle sue sorelle, che accudisce la più piccola e cerca di gestire da sola situazioni di grande responsabilità e fatica.
L’inversione di ruoli non è un segnale di equilibrio psichico della bambina che si trova a viverlo ma di violenza subita. Non si tratta di profonda maturità ma di angoscia, di solitudine estrema, di disagio profondissimo.
Tutti elementi più che chiari che caratterizzano una famiglia totalmente inadeguata.
La frase che più mi ha trafitta è stata: “buttala dal balcone”.
Stava parlando di una bambina non di un rifiuto. Della figlia della sua compagna non di un agente di disturbo da eliminare e tacitare.
Una bambina che aveva bisogno di un adulto, di conforto, di un sostegno e di due braccia nelle quali sostare e placarsi.
Una bambina è morta e l’altra è morta dentro. Terrà con sé il peso di non essere riuscita a salvare la sorellina, la stessa bambina che ha accudito come una madre.
Una madre senza una madre, di appena nove anni.
Una mostruosità inaudita.
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2 Commenti. Nuovo commento
Questa storia mi lascia perplessa, soprattutto perché, erano seguiti dagli assistenti sociali. Mi chiedo, aldilà degli adulti che non sono intervenuti, forse per ignoranza, dov’erano gli assistenti sociali?
Credo moltissimo nella capacità di un clinico di percepire, capire e/o intuire, quello che non viene detto.
Ancor di più se i segnali, soprattutto fisici, erano visibili e non interpretabili.
Buonasera dottoressa!
Anche a me questa storia mi ha veramente turbata, per tutte le crudeltà,le sevizie subite.Pure io non riesco ad utilizzare le mie conoscenze psicologiche per comprendere tutta questa bestialità, il tradimento di una madre che pur di avere un uomo ha scelto lui anziché figlie.
Io capisco che avrà un disturbo della personalità ma non va a giustificare una tale crudeltà.
Le sorelline che hanno dovuto fare da madre, che hanno tentato di proteggerla, avranno questi ricordi dell’ orrore per tutta la vita.
Poi mi chiedo come è possibile che malgrado fossero già seguiti dai servizi sociali questi non abbiano fatto nulla per tutelare le bambine.
Sono incredula!
Saluti
Raffaella