Taglia e cuci. Non stiamo parlando di un orlo, nel quale ci possiamo cimentare più o meno amatorialmete tutti noi.
Ma di una circoncisione, e per di più fatta in casa a un bambino di appena cinque mesi.
Il piccolo dopo essersi affacciato alla vita, ed essersi già scontrato con pregiudizi e false credenze, è morto nella notte tra venerdì e sabato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna a causa degli esiti dell’intervento amatoriale.
I genitori di origine ghanese, senza rivolgersi ai medici, immagino per vergogna, pudore o delirio di onnipotenza di chi appartiene a una setta, hanno fatto tutto in autogestione.
La circoncisione assolve a svariati significati: religiosi, igienici, e sancisce l’appartenenza a una tribù.
Dalla quale è difficile, se non impossibile, prenderne le distanze senza subire il fascino malefico della manipolazione della mente e del cuore.
Adesso, mi chiedo, questi poveri genitori come faranno pace con la loro coscienza, e come sopravvivranno all’appartenenza alla tribù e ai sensi di colpa che questa scelta azzardata gli ha lasciato in dote?
Da mamma non trovo nessuna risposta, e da clinico nemmeno.
Sopravvivere a un figlio è la punizione più grande che ci sia.

Fonte: il Corriere della Sera

Vuoi chiedermi qualcosa?

SCRIVIMI ADESSO

La tua privacy è al sicuro!
Il messaggio arriverà direttamente a me e risponderò io in persona.