Ne ho visti tanti. Davvero tanti. Durante questa torrida estate.
Sono avvolti da un’aura di affettività rarefatta: non sono né felici né tristi.
Camminano l’uno accanto all’altro, ma non si sfiorano. Non si tengono per mano. Non si baciano e non si parlano. Non si guardano e non guardano nella stessa direzione.
Guardano altro e altrove.
Non si accarezzano con le parole e nemmeno con le mani.
Sono i coniugi sonnecchianti e sbadiglianti, e sono in crescente aumento.
La folta schiera di infelicemente coniugati è facilmente riconoscibile: hanno tratti distintivi, forti e chiari. Connotazioni che si ripetono nel tempo e nelle coppie.
Vivono in un torpore lamentoso che li ammanetta all’immobilismo; non decidono e non cambiano, vivono e si lascino vivere seguendo l’onda anomala del quieto vivere.
Sembrano abitare a ridosso di un bivio sentimentale costante, ma rimangono inchiodati in un presente che rassicura e intrappola, che intrappola e rassicura.
Le coppie in crisi hanno del tutto smarrito il loro passato d’amore, i motivi per i quali si erano scelti promettendosi l’eternità e la protezione reciproca.
Ricordano gli amnesici: dei viaggiatori senza bagaglio e senza progetto.
La vita non perdona. Il suo inesorabile trascorrere del tempo cambia tutto e li cambia: li rende disponibili ai compromessi, al ragionamento al posto delle emozioni, alle lusinghe del buon senso e della convenienza; alla scappatella stagionale come se fosse un innocuo giro di giostra al parco giochi della sessualità, pur di non cambiare.
Imparano a dominare gli istinti e le passioni, e smettono di dare l’acqua ai sogni.
Vivono, si fanno vivere e sopravvivono, imparando magistralmente a mentire.
Soprattutto a sé stessi.