Ci sono le coppie, che si guardano e che si toccano. Che si spalmano la protezione come pretesto per accarezzarsi: il corpo e il cuore.
Che nuotano insieme. Che parlano in silenzio, e che si accarezzano con le parole. I loro rituali amorosi sono vari e fantasiosi, la loro intimità è una risorsa e non un compito in classe.
L’afrodisiaco diventa l’ascolto e la cura.
Insomma, sono coloro che si amano. E non è possibile mistificarlo.
Poi ci sono gli altri: le coppie.
Coloro che stanno insieme, semplicemente.
Stanno l’uno accanto all’altro: al mare, in casa, sullo stesso materasso, sotto le stesse lenzuola.
Non si sfioravano, non si parlano, non si baciano.
Li riconosci subito: sono intrappolati in un immobilismo del vivere. Non sono né felici né tristi.
Non cadono e non si rialzano. Camminano come funamboli in bilico tra il non detto e il non visto, o meglio, quello che decidono di non vedere. Tra le loro esigenze più profonde, a lungo mistificare, e il quotidiano con il suo abbraccio rassicurante.
Sono infelici, ma non vogliono occuparsene. Si nutrono di pane e dispetti, di pane e tradimento; si ignorano, si fanno gli sgambetti invece di sostenersi e proteggersi.
Attuano in maniera silente le più acrobatiche compensazioni del cuore e del corpo.
Raggiungono vette di in felicità, per ruzzolare giù in burroni di angoscia.
Coprono le loro ansie e insoddisfazioni con ampie coperte di cinismo.
Ma nonostante tutto non si lasciano.
L’odore acre della paura, del cambiamento e della possibile felicità altrove, ammanetta ai compromessi del vivere.
Rendendo infelici sé stessi, il coniuge e i figli.
Così, talvolta, il successo di una terapia di coppia, purtroppo e per fortuna, è la separazione dei coniugi immobili e infelici.

Vuoi chiedermi qualcosa?

SCRIVIMI ADESSO

La tua privacy è al sicuro!
Il messaggio arriverà direttamente a me e risponderò io in persona.