In questa domenica prolungata senza lunedì, il silenzio fa rumore e la paura intreccia e separa i cuori e i corpi. Da nord a sud. Da est a ovest. Chi prima e chi dopo ha un appuntamento con la paura. Per il contagio, per i nostri affetti, i nostri nonni e genitori, i nostri figli. Segue l’ansia da stop forzato lavorativo e del dopo. Così, il tempo dell’attesa, viene riempito nei modi più inediti e stravaganti.
Chi recupera gli arretrati: tra bricolage e le infinite cose da fare in casa. Chi legge o scrive, per non vivere l’adesso e traslocare altrove. Chi studia online e malvolentieri. Chi si trasferisce dentro una chat per non sentire troppo la solitudine. Chi fa sport estremo, e chi diventa un estremo frequentatore del divano di casa. Il rapporto con il cibo segue l’andamento anomalo delle emozioni e dei telegiornali. Chi mangia di tutto e di più per riempire vuoti e paure. Chi non ama l’oggi e fluttua tra un ricordo e un desiderio, tra un rimpianto e un pianto.
Chi fa la spesa in maniera compulsiva e cucina come se non ci fosse un domani (nemmeno per la taglia dei pantaloni). E chi cerca, in maniera amatoriale, di suddividere il tempo come se non si fosse mai fermato.
Doccia ogni girono, vestiti comodi che non siano il pigiama, un orario per ogni cosa, per evitare che questa dilatazione temporale diventi dispensatrice di angoscia.
Chi ha paura del vuoto e delle pause vive male gli arresti domiciliari, quindi, trasforma tutto quello che fa in agonismo.
Se cucina, lo fa per un esercito. Se lavora, viene rapito da una compulsione irrefrenabile. Se mangia, l’iperfagia si impossessa di lui. Se ha paura di ingrassare o invecchiare, lo sport e il controllo sul cibo diventano maniacali.
Se chatta i pollici sono candidati a una irreparabile usura. Se guarda la televisione fa incetta di serie tv, senza tempo e senza pausa alcuna.
Il rapporto con il tempo è complesso, e lo è ancor di più in un clima di emergenza.
Nel paese delle meraviglie Alice chiese a Bianconiglio quanto tempo è per sempre, e lui rispose che a volte, solo un secondo è per sempre. In questo per sempre prolungato, senza orari e tempi parcellizzati, tutto diventa più difficile, anche riposare.

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