E viceversa

Le pupe e i secchioni adesso hanno la rassicurante dicitura: “e viceversa”. Il politicamente corretto e la parità di generi, di pupe e pupi a quanto pare brandisce note di giustizia.
Bionda e cinguettante. Bruna, burrosa e mediterranea. Rifatta o invecchiata. Arrampicatrice sociale e dell’est. Bella e capra. Brutta e intelligente.
Sembra proprio che qualcosa sulle donne bisogna sempre dirla. Anche la storia e la mitologia, a tal proposito, non scherzano.
Ricordate Pandora che disobbedendo a Zeus scoperchiò il famigerato vaso? E che vaso! Per colpa sua scapparono via tutti i mali del mondo: vecchiaia, malattie, morte, vizi, gelosia e pazzia.
Ed Eva con la sua mela? Anche lei non scherzava a disobbedienza e capacità manipolative e seduttive.
E Lucrezia Borgia? Una vera mantide religiosa.
La Medusa, per concludere, ma potrei continuare ancora a lungo, era una bellissima creatura della mitologia greca che aveva tanti sinuosi serpenti al posto dei capelli, con l’unico, macabro obiettivo di catturare lo sguardo maschile e trasformare poi gli sfortunati amanti in pietra.
Ma adesso passiamo agli uomini: narcisisti, belli e dannati, vampiri. Palestrati e vuoti. Colti e brutti. E così via.
Pupi e secchioni non è un programma che suscita il mio interesse, ma questo “viceversa” mi incuriosisce, e anche intristisce.
Nel mondo che vorrei, uomini e donne – belli, brutti, vecchi, giovani, grossi, con cellulite o senza -, li immagino sprovvisti di etichette ma provvisti di cuore, senza quell’imbarazzante fraintendimento tra generi e forme.

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