Non so se è capitato anche a voi, ma io quando sono fragile, stanca o strapazzata dalla vita, vado lì.
In quel posto oscuro e profondo che si chiama inconscio, dove risiedono i miei incubi e demoni, paure e angosce. Le mie battaglie, insieme alle mie conquiste e sconfitte, insomma, la me per cui provo ancora tenerezza mista a imbarazzo, e un bisogno intermittente di protezione.
Nei labirinti della mia memoria, e immagino della vostra, ci sono gli esami di maturità. Se ripenso al greco, al latino e alla matematica, ancora oggi sto male. Mi viene un buco in pancia associato a una sensazione terrificante di non essere mai all’altezza. Mai abbastanza. Mai adeguatamente preparata.
Un misto tra angoscia e goffaggine. Tra ansia e paura. Tra impaccio e opportunità.
Ci si preparava per mesi, senza sosta e senza siesta. Sin dal primo anno di liceo aleggiava sulle nostre teste lo spauracchio degli esami di maturità, con il loro carico di angoscia e di incognita.
Si studiava di giorno e qualche volta anche di notte, e prima dell’inzio degli esami c’era una sorta di ritiro da tutto, anche da sé stessi.
Erano un vero incubo, e tali rimanevano anche dopo. A posteriori. Negli anni a venire. Nell’immaginario, nell’inconscio, nell’onirico.
Gli esami di maturità erano un rito di passaggio. Un sogno ricorrente. Un’angoscia condivisa. Erano talmente angoscianti e simbolici da far parte della memoria collettiva.
C’era il prima e c’era il dopo. C’era il mondo degli adolescenti e quello degli adulti. C’era la notte prima degli esami e la libertà postuma.
Notti insonni prima dell’esame e ragazzi accomunati dallo stesso traguardo: il passaggio alla vita adulta.
Gli esami di maturità erano l’archetipo dello stress e della fatica.
Il coronavirus ha travolto e stravolto tutto: ansie e riti di passaggio, facendoli diventare ostaggio della dimensione online.
I ragazzi del 2020 saranno sprovvisti del mio sogno d’angoscia preferito: l’esame di maturità. Faranno gli esami in una versione inedita, forse più blanda, forse più faticosa.
Chissà, un giorno, quando saranno spaventati, ansiosi o in difficoltà, cosa produrrà il loro inconscio? Dove li trascinerà con forza e virulenza? Forse dietro una mascherina, imbevuti di amuchina.

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1 Commento. Nuovo commento

  • Non diamo la colpa al coronavirus, oggi si chiede ai professori e ai genitori di ascoltare gli alunni, i figli e andare dietro alle loro esigenze. Io credo sia tutto errato. I figli devono ascoltare unicamente i genitori e i professori….anche se I genitori di oggi sono deboli…e quindi pure i figli. Gli esami di maturità non sono più come una volta e soprattutto la scuola non è più come una volta. Ricordo che solamente la passeggiata del vicepreside, nei corridoi, era motivo di crisi emorroidaria…..andare dal preside…non ne parliamo. La scuola è allo sfacelo, ormai, per colpa dei genitori e dello stesso Stato. Io ho 48 anni e ogni tanto ho gli incubi del primo e sel secondo liceo, oppure di trovarmi ancora agli esami di maturità.
    In realtà credo di non essere ancora maturo emotivamente e sentimentalmente,..ci sta.

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