Fantasiosi terminali

I fantasiosi terminali sono coloro che non smettono di fantasticare. Che abitano l’isola che non c’è che invece c’è. Che credono nelle fantasie, nei loro sogni e nella loro realizzazione; che hanno una stella in tasca, un talismano, un sogno nel cassetto, uno sguardo tutto loro sul mondo.
Sono coloro che conservano una foglia raccolta per strada e la fanno diventare un racconto.
Sono coloro che inventano storie con parole nuove, che cuciono e tessono a loro piacimento emozioni e parole, gesti e creta, panna e fantasia.
I fantasiosi terminali vivono bene all’interno del loro mondo interno, che lo coltivano e lo accudiscono come se fosse un giardino segreto.
Sono coloro che decidono con chi condividere le loro fantasie e i loro sogni, e con chi invece evitare di farlo. I fantasiosi terminali sono molto rispettosi delle loro fantasie e del loro cuore, non li considerano una fantasticheria vana e fatua, ma un patrimonio da coltivare con rispetto, cura e dedizione.
Chi ama la fantasia, la utilizza per vivere e anche per sopravvivere, lo fa con destrezza e accuratezza.
Inventa, gioca con le parole e con i segni, li trasforma in carezze e trame, in abbracci dove dimorare e riposare.
Perché coltivare la creatività non è un gioco, ma uno stile di vita.
I fantasiosi terminali non scelgono la fantasia per non vivere la realtà (nonostante la realtà sia la peggior nemica della fantasia); tessono ragnatele invisibili tra l’una e l’altra per far sì che la seconda non sia poi così invivibile e la prima possa trarre nutrimento dalla seconda.

Giulia e le sue tegole
Giulia, sin da bambina, aveva l’abitudine di decorre le uova.
Le cuoceva per evitare che si rompessero, le disegnava e poi le dipingeva. Quando era triste o addolorata la sua casa si riempiva di uova colorate.
Crescendo ha lasciato le uova e ha preso le tegole. Riparava quelle rotte, le riadattava e le dipingeva.
Così, quando era triste o addolorata la sua casa si riempiva di tegole.
Negli anni, Giulia ha conseguito due lauree e ha collezionato tante uova e tante tegole.
Tante tegole dopo è diventata famosa e molto apprezzata: espone le sue opere in un importante museo, dipinge praticamente dappertutto e racconta le sue emozioni in tegole.
Ne ho una meravigliosa in studio che racconta il nostro tormentato cammino insieme. Lo abbiamo chiamato: emozioni in una tegola.

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