Non riuscivano a fermarci? Lo ha fatto un virus. Non riuscivamo a rispettare la natura, e un virus ci ha chiusi in casa dando spazio agli animali e ai cieli tersi. Eravamo oberati di superfluo penando che fosse l’essenziale, affamati di tutto e di niente, e un virus ci ha trasferiti nel tempo dell’indispensabile.
Amavamo partire e andare dappertutto, e adesso che non possiamo oltrepassare il confine del nostro quartiere e forse del nostro naso, tocchiamo con mano il valore della libertà e dell’intimità. Annusiamo l’aria quando portiamo fuori il nostro cane, imparando da lui, e accarezziamo virtualmente la mano raggrinzita dei nostri genitori dentro il monitor di un computer.
Vagavamo da un corpo a un altro, da una pseudo-relazione a un’altra, mossi da confusione sul sentite e sul volere, e adesso c’è chi cerca congiunti in affitto per poter uscire di casa senza oltrepassare i limiti di ciò che è lecito.
Il virus ci ha chiusi in casa e ci ha consegnati a un bilancio lapidario e immediato delle nostre vite, senza orpelli emozionali, scuse, circumnavigazione dei nostri meccanismi di difesa.
Avevamo tutta la libertà del mondo, ma un minuscolo virus ci ha tolto tutto e ci ha ammanettati alla più creativa delle certificazioni anche per poter andare a fare la spesa.
Abbiamo dovuto iniziare a pensare prima di agire, e a sentire la mancanza di tutto quello che ci sembrava scontato, finanche un caffè al bar con un amico o un collega.
Eravamo, e forse lo siamo ancora, ego-centrati, narcisi, individualisti esasperati, ma ci siamo accorti che per salvarci la pelle non possiamo comportarci da monadi.
L’unico strumento di difesa della vita contro la morte è comportarsi bene, essere prudenti e altruisti, senza mettere a repentaglio la nostra vita e quella altrui, quella altrui e la nostra.
Questa pandemia ci ha fatto perdere tante persone care, ci ha straziato il cuore con la conta giornaliera dei morti e dei contagiati, ha ridotto in povertà tantissimi cittadini del mondo. Ci ha dato una lezione traumatica e dolorosissima, ma speriamo di averla imparata.
Da domani scatta la tanto attesa fase due, che in pratica non è molto dissimile dalla fase uno, ma nel nostro immaginario rappresenta la vita che ricomincia, di cui abbiamo bisogno e paura.
Da domani, in questo nuovo spicchiò di vita saremo più a rischio, e tutto dipenderà da noi. Soltanto da noi.
La mia paura più più grande a partire da domani è che, in fondo, non sia cambiato nulla. Sarebbe ancora più drammatico e preoccupante se dopo quello che abbiamo e stiamo vivendo non riuscissimo a tenere conto di questa lezione, di questo pugno in pieno viso che ci ha dato questa pandemia, e riprendessimo a vivere “esattamente” come prima, come se nulla fosse accaduto.
La difesa delle nostre vite, e di quelle delle persone che amiamo, dalla malattia e dalla morte non dipende soltanto da noi ma da tutti noi.

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