Volto semi coperto. Labbra invisibili. Espressione amimica. Guanti e distanziamento sociale. Multati per uno slancio di entusiasmo o di affetto quando oltrepassiamo la nostra bolla prossemica in direzione bolla altrui.
La bolla é un luogo affascinante da abitare, da valicare o far valicare. Non è un posto per tutti: può essere abitata in maniera intermittente e la sua frequentazione non sempre è tutelata da un contratto a tempo indeterminato.
Noi tutti nasciamo con una bella bolla in dote che stabilisce lo spazio privato e quello sociale. Quello da fare oltrepassare e agli affetti e agli amori, e per i più socievoli o audaci, agli sconosciuti.
La bolla che ereditiamo quando nasciamo, come se fosse un pregiato corredo, dipende da tanti fattori. Da come e se veniamo amati. Da come e se veniamo toccati e accarezzati. Se ci viene instillata la diffidenza come se fosse un dono. La nostra bolla cresce o si rimpicciolisce in funzione delle batoste o dei risarcimenti della vita. Quando siamo felici e contenti la bolla sta buona e zitta, apre le porte del nostro mondo interno all’altro e il pugno di ferro si fa carezza. Quando siamo confusi e felici la bolla oscilla: ci protegge e ci espone, ci abbraccia e ci consegna al prossimo o al partner.
Gli amori meteora, gli amori presenti a intermittenza o tendenti alla fuga, hanno un rapporto ambivalente con la nostra bolla, e lei con noi, di conseguenza. Disorientano, disturbano, seducono e abbandonano, e la bolla mette in atto le sue strategie: ammortizza e stempera le calamità e le acidità.
La prossemica, bolle e goccioline a parte, è la scienza che studia lo spazio o le distanze che l’uomo adopera per lo comunicare o non comunicare. Per sedurre o per evitare un incontro. Per danzare verso il mondo e l’altro, per tenerlo a debita distanza.
Un territorio affascinante e utile in tempi di corteggiamenti in maschera, per sviluppare l’arte dell’ascolto dei gesti nel terreno del non incontro.

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