Appartengo alla categoria dei non voluti. Frutto di un incidente di percorso non risolto, non di un percorso d’amore. Di un preservativo mai indossato nonostante le prediche di mia madre. Di un test di gravidanza che non si sarebbe dovuto colorare.
Sono figlia di un’interruzione di gravidanza mai avvenuta.
Sono il senso di colpa dopo il colloquio con lo psicologo.
La conseguenza della paura dell’aborto e dell’inevitabile conflitto tra inconscio e coscienza.  Sono colei che non sarebbe mai dovuta nascere e intanto è nata.
Da quando sono venuta al mondo mi chiedo perché. Perché la mia nascita non è stata preceduta dal desiderio di me. Dal solito corredino preparato anzi tempo. Dalla lieta notizia comunicata a parenti e amici. Dalle foto del pancione esibite e condivise con orgoglio.
Io sono il frutto di uno sbaglio, di un amore mai nato. Di un bicchiere di vino di troppo. Di una madre sola, coraggiosa o spaventata che ha deciso di mettermi al mondo regalandomi un corredo di incertezze e di fragilità.
Adesso ci sono, e so per certo che per nascere davvero non basta venire al mondo, ma volere stare al mondo. Respirare a pieni polmoni la vita che mi scorre dentro. Assaporarla con gusto e con desiderio. Quel desiderio che non ha anticipato il mio concepimento, arruolandomi nella categoria: incidente di percorso.
Perché per esserci dopo avere sfidato il buio, la morte e la paura, non serve essere vivi, ma avere il coraggio di vivere davvero.

La storia di Laura, figlia di un aborto mancato. Le emozioni dei miei pazienti, le mie parole.