Nel lavoro che vorrei i miei adorabili quattro zampe ne farebbero parte. Ogni giorno.
Riceverei i pazienti con il russare di Eva, il mio anziano e dolcissimo bulldog inglese, e la sua ondata di calma e pazienza.
Con lo scodinzolare festoso e intermittente del mio piccolo dal cuore grande. Artù.
I miei più fedeli compagni di vita promossi a compagni di studio, o d’ufficio.
A validi collaboratori con cui condividere l’ascolto e il contenimento delle sofferenze che i pazienti mi consegnano ogni giorno.
Il 21 Giugno è stata celebrata, come ogni anno, la Giornata Mondiale dei Cani in Ufficio.
Organizzata per la prima volta nel 1996 nel Regno Unito dall’associazione
Pet Sitter International, ed esportata negli Stati Uniti, Canada, e adesso felicemente anche in Italia.
Avere la fortuna di potersi prendere cura di un cane, e lui di noi, rappresenta un vero antidolorifico per le fatiche del vivere.
Un cerotto di quelli che non si staccano, per un cuore infranto.
E in sede di divorzio, c’è chi duella fino all’ultimo atto giudiziario pur di averlo con sé, e non a giorni alterni.
I cani amano i loro amici e mordono i loro nemici, semplicemente e coerentemente. Scriveva Freud.
Caratteristica sempre più in estinzione tra gli esseri umani, intenti a soffrire, a rendersi la vita difficile e a manipolare eventi e persone.
Immaginiamo una sterile e asfittica stanza d’ufficio, senza aria e senza luce naturale, da abitare per ben otto ore.
Adesso immaginiamola con un ospite speciale che abbaia e scodinzola.
Colui che grazie alla sua silenziosa empatia trasforma l’ufficio in una reggia.
Immaginiamo il suo sguardo languido, il suo scodinzolare senza motivo apparente, e la sua calorosa presenza.
La mia dolcissima Eva è davvero pigra e ingombrante, forse, non è proprio adatta alla vita da studio, predilige il sole e la campagna.
Artù è talmente vivace da disturbare le sedute, quindi, per adesso soprassiedo.
Ma solo per adesso.
 

 

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