Giulia sin da piccola amava la pioggia. La madre la rimproverava spesso, le chiedeva di mettersi al riparo; ma lei, appena iniziava a piovere, si trasferiva sotto il cielo. Lo guardava con adorazione, lo fissava, parlava con lui, si confidava, gli apriva il cuore, mentre aspettava che elargisse i suoi doni: la pioggia per lei.
Lo faceva sin da bambina. Era piccolissima ed era tremendamente attratta dalla pioggia. Dal suo rumore. Dall’acqua che scrosciava sul suo viso. Dall’odore della terra bagnata. Non c’era un motivo ben preciso, in fondo non lo sapeva nemmeno lei, ma Giulia amava la pioggia.
Quando era bambina amava giocare in cortile con i compagni di classe, quando alle prime gocce d’acqua che sancivano l’inizio della pioggia tutti i bambini scappavano via, lei rimaneva lì, immobile, ben piantata al suolo con il naso all’insù nella speranza di non perdere nemmeno una goccia su di lei.
Giulia amava la pioggia.
La sentiva arrivare, ne sentiva l’odore e come un gatto muoveva il suo naso in direzione pioggia. Ormai era diventa bravissima: la sentiva nell’aria prima che diventasse pioggia. Si sentiva improvvisamente felice. Quando diventavano un tutt’uno lei si sentiva viva.
Adesso Giulia è madre e ama ancora la pioggia. Con la sua bambina camminano a piedi scalzi sul prato, rimangono immobili quando piove a contare le gocce, salutano il cielo e ridono felici insieme.

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