Guardo il mondo da un oblò. Social e solitudine

Nelle terre dei social aumenta la solitudine ed aumentano le perenni connessioni per lenire la solitudine.
Insomma, il paradosso dei paradossi.
Uomini e donne, giovani e diversamente giovani, figli e genitori, tutti soavemente rapiti dai loro smartphone.
Sempre più soli in mezzo alla gente.
Questo è lo scenario ridondante a cui assistiamo inermi: in pizzeria, al ristorante, al mare, praticamente ovunque.
Tutti impegnati a sfogliare, mossi da un raptus acuto di curiosità, pagine Facebook altrui, account Twitter, e le storie di Instagram, interiorizzando immagini – tante – di perfetti sconosciuti.
Tutti fisicamente qua e mentalmente altrove.
Una pericolosissima dissociazione tra il fare ed il sentire che avvicina le persone lontane ed allontana quelle vocine, spesso irreversibilmente.
Un social regala l’illusoria sensazione di salire a bordo del tappeto dei desideri, di incontrare tante persone e di stare al sicuro, lontano da tutto e tutti.
In realtà, si corre il rischio di non scendere più da questo tappeto, rimanendo pericolosamente soli, senza difetti e senza affetti.
Social dopo social, ci troveremo a fare i conti con le nostre vecchie conoscenze come la noia, la mancanza d’amore e di socialità, quella vera, e la profonda solitudine.
Quindi, come canta Fedez, a furia di fotografare un tramonto non ti accorgi più di quanto sia profondo!

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