Oggi ho ricevuto un’atipica e-mail. Una donna si presenta come la moglie di un’e.p., e mi chiede aiuto.
E.P. è la sigla che utilizziamo in sessuologia per parlare di eiaculazione precoce. La signora aveva del tutto glissato sul marito, sulla sua personalità, sulle sue caratteristiche psichiche e fisiche. Finanche sul loro legame.
Si è presentata come la sposa della disfunzione, consegnando quest’uomo a una diagnosi infausta.
In un primo momento la e-mail scritta in maniera frettolosa e aggressiva mi aveva irritata.
Mi sembrava uno sfogo maldestro più che una richiesta d’aiuto.
Una coltellata gratuita a questo povero marito, vittima e carnefice di una problematica sessuale.
La mia prima reazione è stata quella di empatizzare profondamente con il marito, la cui assenza di identità gli conferiva una presenza chiara dentro la e-mail, e dentro di me.
Poi ho riflettuto, e in un baleno mi sono tornati alla mente e al cuore tutti gli studi fatti, le ore di analisi personale, i pazienti che sono passati dalla mia vita, e ho cercato di non farmi triangolare.
La triangolazione è uno dei rischi più grandi che si incontrano lavorando con le coppie.
A volte il sessuologo si trasforma – o per lo meno, i partner tentano di farlo – in un’arma in mano a uno dei due, pericolosamente puntata contro l’altro.
Cercano alleanze. Manipolano la comunicazione, le lamentele, i silenzi.
Seducono e incantano. Si armano del terapeuta.
Questa e-mail è rimasta dentro di me a lungo, e nonostante avessi già risposto continuavo a pensare a questa signora sconosciuta e a quest’uomo ancora più invisibile.
L’eiaculazione precoce è una disfunzione drammatica, corrosiva, invalidante.
Viene confusa per fervore sessuale, per eccesso di eccitazione, ma in realtà è una disfunzione sessuale complessa da diagnosticare e curare con scrupolosità e cura.
Forse, come spesso accade, la disfunzione sessuale si era trasferita dalla stanza da letto a tutte le altre stanze della vita della coppia, e questa donna, stanca e frustrata, ha perso di vista il marito con la sua sofferenza, e ha continuato a guardare soltanto in una direzione: verso la drammatica fretta del piacere.
Identificando in maniera pericolosamente miope l’uomo che aveva scelto come compagno di vita in una disfunzione, e lei come moglie dell’E.P.

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