In un mondo ovattato fatto di sensi, di carezze e di passeggiate olfattive, d’un tratto, all’improvviso, allo scattare della mezzanotte, nessuna carrozza diventa zucca, ma i timpani dei nostri poveri amici a quattro zampe vengono messi a dura prova.
I botti fatti esplodere a mezzanotte sono direttamente proporzionali alla loro paura e alla nostra impotenza. Gli animali non comprendono le barbare motivazioni che ci spingono a sparare al vecchio anno nel tentativo mal risuscito di esorcizzare la paura che il nuovo sia come il precedente.
Per loro, ogni istante, giorno, mese, anno, è l’eternità.
È ricco di odori, di un profondo sentire, di momenti di scambio e d’amore.
Freud, il mio psicanalista preferito, aveva un grande cane che viveva in simbiosi con lui e con i suoi pazienti.
Stava in seduta, zitto e attento a ogni emozione: bella e brutta. Non si scomponeva mai. E quando la seduta volgeva alla sua fine, lui si alzava e accompagnava dignitosamente il paziente alla porta.
Freud che amava l’inconscio con le sue voragini e crateri e i cani, sosteneva che loro, rispetto a noi umani, erano meravigliosamente coerenti: amano i loro amici e mordono i nemici, a differenza nostra che siamo incapaci di amare senza avere un particolare ritorno, nonché bisognosi di mescolare odio e amore.
I nostri amici a quattro zampe vivono il presente, odorano l’aria e assaporano ogni momento della loro, e della nostra, vita.
Non hanno bisogno di rituali o scaramanzie, di botti e lenticchie, di mutande rosse e cotechino.
Sono coerenti e non mentono sull’amore. Mai.

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