I luoghi del cuore sono l’isola che non c’è che invece c’è.
Non serve un navigatore, una mappa, una rotta prestabilita, ma basta seguire la linea invisibile che porta al cuore. Proprio e altrui.
Quella linea sottile ma profonda che rende l’invisibile visibile. E l’impalpabile palpabile.
Chi si conosce poco non può immaginare di pascolare nel cuore altrui come se fosse una prateria, perché a ogni piede in fallo corrisponde una sofferenza postuma.
Ci sono amori che rappresentano dei cerotti per la solitudine imperante. Per fare pace con i pregressi abbandoni o miraggi affettivi. Per convivere con l’illusoria sensazione di amare ancora: l’amore non l’amato (o amata).
Altri che sono dei traghetti, che aiutano a transitare da ieri a domani. Senza essere però i destinatari della scelta amorosa.
Ci sono amori che riparano dalle intemperie e altri che espongono alle intemperie.
Amori che occupano spazi, e amori che gli spazi li creano. Fertili e creativi.
Alcuni sono coraggiosi e generosi, e altri codardi e avari. Senza progetto e senza futuro, intrappolati in un eterno presente.
Alcuni morigerati e razionali, altri affamati e folli.
Ci sono poi gli amori che accudiscono e che proteggono, quelli nei quali poter abitare senza pensare.
Quel luogo del cuore, altrui e proprio, dove gli abbracci vanno indossati e rilasciano il loro calore anche dopo, a lento rilascio.
Quegli amori per i quali e con i quali, il tempo si dilata e diventa un tempo interno. Quello dell’eternità.
Dove la mente altrui diventa una diga per le proprie fragilità, l’intelligenza una zona erogena, e i baci e le parole regalano asilo politico dalle fatiche del vivere.
Sono davvero rari da incontrare, ma quando accade, diventano esperienza che trasforma ogni incontro in un viaggio dell’anima.