C’è chi le emozioni le scatena, chi le coltiva, e chi le rottama. Le proprie e quelle altrui.
Talvolta un’emozione rimane un’emozione.
Altre volte diventa un sentimento; altre volte ancora passa veloce e rimane il ricordo, oppure, il ricordo diventa emozione.
Insomma, la vita sembra essere un gioco a mosca cieca con le emozioni, e con la paura di provarle.
La ricerca di emozioni diventa la colonna sonora della nostra vita: in famiglia, in amore, nel lavoro.
Quando ci mancano le emozioni, ci sentiamo spenti, vuoti, algidi; senza quel brivido sulla schiena che ci fa sentire vivi.
Così, reggiamo la fatica del vivere con le emozioni più svariate.
Il latte fumante della mattina da condividere con i nostri amici a quattro zampe che scodinzolano festosi; lo sguardo di chi amiamo, il sorriso o il broncio dei nostri figli, la gioia di un nuovo giorno, di un nuovo libro, o di un nuovo amore.
Nel cammino della nostra vita, pero, può capitare di incontrare i rottamatori di emozioni.
Coloro che non sono rispettosi delle emozioni altrui – e nemmeno della psiche altrui – e, quando le intercettano, fanno di tutto per distruggerle.
La mappa del cuore ha delle zone di vulnerabilità, così, i rottamatori – prima o poi ognuno di noi ne incontra uno durante il proprio percorso di vita – fanno leva proprio su quei punti di grande fragilità della nostra psiche che si chiamano mancanze, ferite d’infanzia, dipendenza affettiva, ricordi.
L’arma segreta per sopravvivere è data dal non consegnare mai a nessuno le chiavi del proprio umore; e dal non permettere mai a nessuno di superare quel confine esistenziale dove un altro essere umano, chiunque esso sia, può acquisire così tanto potere da rottamare quello che, faticosamente, abbiamo creato e custodito.
“Prenditi cura di te”, è il regalo più bello che possiamo fare alle nostre vite.

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