Non ha chiesto di venire al mondo. La vita aveva misteriosamente deciso di non annidarsi in quella coppia di genitori. L’accanimento e la scienza però aiutano i tenaci, regalando magie e alchimie, speranze e disillusioni. Si chiama fecondazione eterologa e rende genitori anche chi non può diventarlo per i più misteriosi motivi.
Finalmente un test di gravidanza annuncia la sua esistenza, e mese dopo mese cresce indisturbato e forse non tanto indagato, in un utero che non vedeva l’ora di essere pieno.
Viene al mondo, strappato dal nulla. Ma non è come i genitori si aspettavano che fosse: è ammalato, e anche gravemente.
Cosi decidono di non volerlo come figlio e di non occuparsi di lui, e lo lasciano in ospedale, a Torino. Perché lui, il bambino venuto dal gelo, ha una malattia rara: l’ittiosi Arlecchino.
Il piccolo, orfano di genitori vivi, nasce sprovvisto di quell’involucro di pelle che lo proteggerà dal mondo, che gli farà sentire le mani su di lui, che gli regalerà i brividi e la necessaria divisione tra sé stesso e il mondo esterno. Tra le sue emozioni e l’altro. Tra le sue fragilità e chi si prenderà cura di lui.
La sua pelle, così come il suo cuore – l’Io-pelle, in psicoanalisi – è strappata e andrà riparata, rammendata e molto amata.
Adesso, il piccolo guerriero è in religiosa attesa di due, o meglio ancora di quattro, braccia che possano cullarlo, accarezzarlo e prendersi cura di lui. Di due genitori che non lo hanno fatto nascere, ma lo partoriranno ancora una volta dal loro utero vuoto, ma pieno d’amore.
Il bambino non voluto, figlio della provetta, si sintonizza con la nostra paura più recondita e ricorrente: la paura dell’abbandono, e fa scattare la corsa alla solidarietà.
Tutti vorrebbero adottarlo e prendersi cura di lui, nel tentativo di sanare con l’amore questa pelle scorticata dalla malattia e dall’abbandono.
In questa giostra di abbandoni e riparazioni, mi auguro che questo piccolo possa approdare tra braccia parafulmini.  Quelle che curano e che risanano.

 

Fonte: La Stampa