Ti svegli affranta e angosciata. Disturbata e preoccupata.
Il brutto sogno della notte ti cammina a fianco, e ti rimane appiccicato addosso e dentro; non vuole liberarsi di te.
Non capisci perché sia venuto a trovarti ancora, nonostante sia il tuo brutto sogno ricorrente.
Colui che quando ti sente stanca, vulnerabile, confusa, sta lì in agguato. Pronto per insinuarsi dentro di te per scombussolarti e farti respirare ancora la sofferenza che hai provato.
Ti ricorda che non puoi liberarti di lui, semplicemente. Lui c’è, ha abitato a lungo dentro di te e continuerà a farlo ancora e ancora.
Con il suo abbraccio che ti avvolge ti ricorda di andare a far visita alla tua dote-sofferenza, e di non trascurarla troppo.
Gli incubi ricorrenti sono maledettamente coerenti con le tue paure e con le tue mancanze.
Non fanno il giro largo, non circumnavigano le tue paure, le puntano e le affondano. Ogni volta.
Talvolta si tratta di una vendetta in maschera del tuo inconscio: tu lo ignori e lui ti ferisce.
Altre volte, invece, hai voglia ma non ti dici la verità di sentire quella mancanza. Quella nostalgia di tutto e di niente.
Così, pensi di andare a dormire, stanca e provata dalla giornata appena trascorsa e dalle altre che ti porti addosso, ed ecco che si spalanca la porta del tuo cuore.
Appare il ricordo. Il più truce, il più intenso, il più doloroso.
Lui è lì e ti aspetta al varco.
Lo vivi senza riserve, lo attraversi, anzi lui attraversa te. Non puoi scappare da lui, non puoi andare altrove perché lui è l’altrove, vorresti svegliarti ma il tuo inconscio non te lo permette e ti tiene lì: ammanettata alla sofferenza.
Aspetti che la luce dell’alba ti avvolga e spazzi via le tenebre, per catapultarti frettolosamente nella dimensione diurna e luminosa del controllo.

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