Agognato. Valutato. Ponderato. Temuto. Fortemente desiderato. Talvolta indispensabile. Dispensatore di massicce dosi di paura. Destabilizzante. Entusiasmante. Ecco a voi il cambiamento.
Affascinante e complesso, destabilizzante e rassicurante. Il rapporto che si instaura con lui è di amabile ambivalenza. Talvolta diventa l’unica salvifica soluzione, altre volte la sciagura più grande.
Gli insicuri lo temono. Gli ansiosi lo rifuggono. I coraggiosi lo cavalcano. Gli instabili lo agiscono senza pensare. I paurosi gli camminano accanto per un tempo infinito.
Quando non se ne può più di un lavoro, di un marito o di una moglie, di un fidanzato o di un amate, di una trappola varia ed eventuale, l’unica soluzione è cambiare.
Il cambiamento diventa indispensabile come l’aria che respiriamo quando un amore muore, quando un lavoro non soddisfa più, quando l’immagine allo specchio rimanda una sensazione sgradevole o inadeguata. Quando quel fiume di energie disperse per mantenere tutto immobile, sotto controllo, identico a sé stesso potrebbe essere investito altrove. Per creare, per costruire, per cambiare.
Nonostante ciò, il cambiamento atterrisce. Cambiare significa percorrere nuove rotte, esterne e interne, esplorare nuovi orizzonti. Attraversare nuovi mari. Cambiare modus operandi e insieme al fare l’essere, anzi, insieme all’essere il fare. Le resistenze maggiori al cambiamento sono date dalle àncore psichiche. Quei meccanismi che dovrebbero aiutarci per gli ormeggi della vita e del cuore, che ci rendono saldi e forti, ma che talvolta andrebbero mollati per evitare di rimanere inermi e inerti alla fonda.
Le paure, i mostri interni e le fragilità del cuore diventano marre della nostra àncora interna.
La stessa àncora che se ascoltata, conosciuta a fondo e ben utilizzata, da zavorra per l’ormeggio può diventare una vera àncora di salvataggio.

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