Il gioco della parti

C’è chi brilla di luce propria e chi di luce riflessa. Chi ha contenuti e chi indossa maschere. E chi per brillare deve oscurare o screditare gli altri. Queste sono le persone peggiori. Gli irrisolti, gli insicuri, i vacui e i bucherellati, la cui stabilità psichica ricorda il Gruviera.
Chi ha trasformato in presunte risorse le proprie criticità, brandendole come se fossero un vanto, e tenta in maniera malsana e maldestra di far emergere le presunte defezioni altrui per portare acqua al proprio mulino.
Nel mondo che vorrei mi piacerebbe immaginare Persone che faticano, che non sgomitano e fanno sgambetti. Che si formano, che pensano prima di parlare. Che sentono e ascoltano. Che ascoltano e che si ascoltano. Esseri umani che investono nel loro cuore per arricchirlo ogni giorno di più.
Mi piacerebbe immaginare un mondo a colori, variopinto e variegato, dove la crescita dell’uno non diventi minaccia per l’altro.
Dove la diversità diventi risorsa, scambio, crescita.
E dove la felicità dell’uno possa scaldare il cuore dell’altro. Quando ero piccola, ero affascinata dai cerchi concentrici creati da un piccolo sassolino che si espandono sull’acqua.
Li guardavo ipnotizzata e sedotta, mi regalavano emozioni e pensieri nuovi.
Nel mondo che vorrei i sassolini che incantano potrebbero essere la gentilezza, quella vera non quella recitata, il rispetto e l’amore. Talvolta stare fermi a guardare le iperbole emotive e cognitive di chi amiamo – partner, figli, genitori – senza osteggiarle, manipolarle o prosciugarle, senza per forza indossare maschere e mettere in scena recite urlate o peggio ancora silenti, può rappresentare un gesto sovversivo: un gesto d’amore.

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