I belli guardano i belli e i brutti i brutti.
Nessuna miscellanea di canoni estetici, o di profili poco curati con altri molto ricercati.
Il nuovo algoritmo di Tinder, Elo, erige un bel muro di Berlino tra belli e brutti, tra gli iper cliccati e gli ignorati del web.
Elo osserva da lontano il cuore solitario, vede come reagisce e quante persone si interessano a lui, e se nessuno lo guarda e lo vuole, lui lo farà sparire dalla classifica amatoria.
Ogni cuore solitario, pigro o adultero, quando decide di scendere in campo, o meglio di accedere a Tinder, la più famosa app per single, o falsamente single, cerca un partner che sia decisamente più bello di lui.
Questa scelta non sempre viene ricambiata, e la percentuale di incontri si riduce. I candidati che di certo non ricordano un influencer vengono sistematicamente rifiutati.
Lo scopo del comportamento discriminante di Elo, è quello di fare ordine e di favorire gli incontri fra belli, escludendo i brutti, i timidi, gli insicuri.
Il mago dell’amore fonda il suo operato osservando la quantità di accessi al profilo inquisito, senza occuparsi delle emozioni di quel profilo, delle sue ansie e paure, e del motivo per il quale si trova lì e non a cena con esseri umani veri e non degli avatar.
Insomma, i brutti cercano i belli, e i belli cercano i belli.
Altro che sapiosexual, siamo giunti all’algoritmo che ghettizza i brutti, o diversamente belli, e tutti coloro che millantano seduzioni con i contenuti.
Bisognerebbe dire a Elo che la seduzione passa dal corpo e dall’immagine, ma deve anche tenere conto della mente e della voce del Romeo del web, della capacità seduttiva e delle parole, del comportamento e dell’affidabilità.
Caro Elo, algoritmo dell’amore, se decidessi di tenere a mente tutti questi elementi, avrai bisogno di un algoritmo che si occupi di te. Insomma, un algoritmo per l’algoritmo.
Indossare i panni dell’ “aggiustacuori” non è una passeggiata.