Ogni tanto nella vita incontri un libro, una penna, un autore, e ti innamori.
Per un motivo o per un altro, per una mancanza o una vacanza, alcune pagine si insinuano nel tuo mondo interno, lo abitano, lo popolano, lo mettono in crisi.
Talvolta, lo traslocano.
Alcune volte, quando ne hai voglia o bisogno, riprendi alcuni libri tra le mani e hai la sensazione di sfogliare un ricordo, di sentire l’odore di un’emozione, di vedere il colore di un sentimento.
Rileggi con gli occhi di oggi e con il cuore di ieri; lo stesso cuore affamato di domande e avido di soluzioni.
Il mondo di carta, quando lo crei o lo abiti, oppure quando vai a fargli visita come si fa con un parente, diventa l’infinito. Il luogo dell’altrove.
L’infinito si trova sempre dove sono le cose più care.
Un amore che non c’è più, un genitore che abita altrove, un libro che hai letto o scritto. Il tuo mondo interno che popola quello esterno, e quello esterno che popola quello interno.
Talvolta, può capitare che con quello che non c’è più si instauri un rapporto ostinato, di caparbia fedeltà. Con quello che un tempo era sofferenza e ora è ricordo.
Con i tuoi scritti che ti ricordano la vecchia te che doveva ancora sbagliare, cadere e rialzarsi. Con i libri ingialliti che contengono una foglia secca e più rimpianti.
Così, i ricordi tornano sotto mentite spoglie, intrappolati nel tuo mondo di carta.
Li leggi, li rileggi e tra la rabbia del ricordo e il sollievo del tempo passato, vince il sollievo.
Li riponi, li ringrazi e vai avanti.

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