In breve: Il rapporto tra scrittori e lettori è inversamente proporzionale. Ci sono tanti scrittori e pochissimi lettori.

📅 12 Aprile 2026  •  ⏱️ 2 min di lettura


Il rapporto tra scrittori e lettori è inversamente proporzionale. Ci sono tanti scrittori e pochissimi lettori. I post hanno preso il posto dei libri facendo diventare la nostra attenzione sempre più selettiva e a termine.
Il libro di Francesca Barra, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, è un libro indispensabile.
Uno di quei libri che non andrebbe semplicemente letto ma studiato.
Un libro coraggioso, audace, trasgressivo.
È un libro che parla di divieti e di regole, quelle ormai in estinzione, e che contiene una parola meravigliosa: no.
Il fascino e la coerenza del no ha un valore indiscusso, ma il no è una parola utilizzata decisamente sin troppo poco, soprattutto con i nostri figli.
Il no, in ambito educativo, non è un esercizio lessicale ma una necessità. Rappresenta il limite, il confine e il percorso evolutivo che vorremmo che i nostri figli seguissero.
Senza dubbio è più facile consegnargli uno smartphone in mano, far sì che il loro mondo interno venga colonizzato da uno o più social, diventare dei compagni di giochi e di banco, e spogliarci del tutto della fatica e del ruolo genitoriale.
Che ci piaccia o no, dire di no è assolutamente indispensabile.
Il no serve per svegliare i nostri figli dall’anestesia del vivere, dalla paura di amare, dal terrore che hanno di vivere delle relazioni e andare in profondità. Il no serve per proteggerli dall’omologazione di massa, da un mondo che li vuole non pensanti e tutti uguali, obbedienti e sottomessi.
Un utilizzo precoce dello smartphone è tutto quello che ne deriva ha portato a un’adultizzazione pericolosissima dell’infanzia.
Un genitore che dice sempre di sì, che non regge il conflitto diventa un complice inconsapevole: collude con la deriva valoriale della società.
Francesca affronta questi e altro temi con competenza e generosità, ci apre le porte della sua casa e del suo modus operandi come madre e ci inchioda alla riflessione obbligatoria.

P.S: Il mio contributo a questo libro che già amo molto lo trovate a pagina cinquantasei.

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