Il passato, l’adesso e il futuro. Amore e tempo

Quando si incontra un nuovo amore bisogna stabilire se lo si incontra nel terreno del bisogno o del piacere.
Del vuoto o dello spazio.
Nel limbo del caos interiore o nella fase del riordino.
Bisogna stabilire se l’indispensabile fase della solitudine è stata già sperimentata, o meno.
Quando parliamo di solitudine, la immaginiamo come se fosse una condanna, come un triste destino dei non amati, come una scelta subita più che voluta, non le attribuiamo mai il suo giusto valore.
Coniugarla poi alla vita di coppia sembra un esercizio di fantasia o un insulto alla sacralità del legame.
Come se solitudine e vita di coppia fossero l’una il contro altare dell’altra, o meglio, il diavolo e l’acqua santa.
La solitudine è il tempo dell’ascolto in assenza di rumore, indispensabile per il rispetto del passato, per assaporare l’adesso e per camminare verso il futuro.
Il passaggio da ieri a domani, passa dall’adesso, con qualche passaggio regressivo, quasi obbligatorio, all’esilio emotivo nella terra del passato.
L’adesso deve essere un adesso sgombro di passato ma frutto del passato.
Non si può cominciare qualcosa di nuovo se si ha ancora tutto ieri dentro, significa camminare in equilibrio sopra la follia, come scriveva Vasco, il mio psicoanalista preferito.
Bisogna avere pazienza e rispetto per il tempo: senza usurparlo, violarlo, consumarlo.
L’attesa – anche in amore – si impara e si assapora.
L’attesa coniugata alla pazienza, che non è prudenza, diventa un vero preliminare d’amore.
C’è una grande differenza, infatti, tra prudenza e pazienza.
La prima equivale all’avvelenarsi con dosi omeopatiche di paura che atrofizzano ogni slancio emotivo – tipico degli infingardi e degli avari di cuore – la seconda, invece, è un esercizio di amplificazione del piacere.
Talvolta la fretta in amore è più simile a una debolezza che a una virtù.
Quindi, ricapitolando, quando un amore muore bisogna regalargli una degna sepoltura come si fa con le persone care, bisogna evitare gli amori traghetto – nessun Caronte traghetta verso la felicità – e il chiodo scaccia chiodo, e assaporare l’adesso.

2 Commenti. Nuovo commento

  • Cara dottoressa, sono pienamente d’accordo con lei. Sto attraversando un periodo difficile in cui sto cercando di riprendermi dopo la fine di una storia durata quasi tre anni. È passato un anno ma ancora il mio cuore e la mia mente faticano a dimenticare o perlomeno a smettere di farsi del male. Mi sento inquieta perché mi rendo conto che finché non riuscirò a lasciare andare dal mio cuore e dai miei ricordi l’uomo che ancora amo (e che esce già da 5 mesi con un’altra donna), non sarò pronta a riprendere in mano la mia vita, ad accettare la nuova me stessa in divenire e mi precludero’ la possibilità di incontrare un altro uomo con cui tornare ad essere felice (anche se non nutro grandi speranze al riguardo).
    So che è necessario avere pazienza e lasciare che il tempo faccia il suo corso, ma è così difficile non pensare a chi mi ha regalato dei momenti meravigliosi e che all’improvviso mi ha lasciata ed ora è felice con un’altra…

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    • Valeria Randone
      10 Marzo 2019 18:46

      Cara Silvia,
      l’elaborazione del lutto è faticosa ma indispensabile. Il semplice tempo che passa, talvolta, non funziona. Bisogna impegnarlo al meglio per guarire davvero ed essere pronti per il nuovo. E il dopo.
      Le suggerisco la lettura del mio ultimo libro: Ex/Forse ex. Gli amori affamati. Lo trova su Amazon. Sono certa che le regalerà parecchi spunti di riflessione, metodi di rinascita e di roscostruzine di sé.
      Un saluto affettuoso

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