Quante volte abbiamo sentito dire: “Siamo come fratello e sorella”.
“Dormiamo in letti separati”.
“Amo solo te”. “Rimaniamo insieme per il bene dei figli”. “Per non addolorare gli anziani genitori”.
E quante altre, questo mantra dell’adulterio cronico é diventato talmente ridondante da far parte dell’affollato, o folle, frasario da luoghi comuni.
Amanti blandite da parole carezzevoli e vane, da mancanza di gesti, di rituali, di prove d’amore tangibili e concrete.
Sogni che non diventano segni, cambiamenti che non si attuano, letti che non si disfano. Avvocati che non si consultano. Figli che non si traumatizzano. Alimenti che non si erogano. Desideri che non diventano realtà.
Recite a copione che hanno una tale quantità di atti da spazientire anche il più paziente degli spettatori, o telespettatori.
Lenzuola tiepide cambiate ogni settimana, come recita il copione familiare. Reminiscenze di dialoghi: sbiaditi e sfocati.
Il “come eravamo” aleggia e obnubila il come siamo, e rallenta il come diventeremo.
Pizze del sabato sera per la moglie (o il marito) e cuori immensi e lampeggianti su whatsapp per l’amante; tanto amato e altrettanto parcheggiato.
Figli come moneta di scambio o ricatto, animali come supplenze affettive, iper lavoro come partner sostitutivo, e la non scelta regna sovrana.
Insonnia e mal di pancia al posto delle parole, silenzi protratti al posto delle carezze.
Abbondano i baci inevasi e l’intimità smarrita.
Un quadro di infelicità dilagante e preoccupante che intrappola gli infelici alla mancanza di coraggio a favore della presenza di apparente sicurezza affettiva.
Il solito copione che si ripete e sempre si ripeterà finché l’amore e la coerenza continueranno a scorrere in vene separate dello stesso protagonista della scelta amorosa.