In casa con l’aguzzino

Il racconto di una mia paziente, le mie parole.

Oggi mi sono svegliata senza sole. Al buio. Fuori c’è il virus e in casa c’è il mostro. La televisione ci bombarda di norme igieniche e comportamentali, ma che ne sa di me. Dei miei drammi del cuore. Dei lividi e degli insulti. Delle parole che sporcano e dei gesti che feriscono. Dei capelli strappati e degli strappi del cuore. Dei rapporti sessuali obbligati e dolorosi. Della mia borsa frugata e profanata. Del silenzi e lacrime. La mia casa è la mia galera, i miei pensieri il mio ricovero. Vorrei poter essere un senza tetto, in barba al virus e al freddo; e invece convivo con maltrattamenti sordi e muti fatti di gesti e di sguardi, di pause e di rimproveri, di strattoni e botte.
Adesso ho un compagno di cella: il rischio coronavirus; suo grande alleato e mio nuovo aguzzino. Siamo intrappolati in casa, legittimati a farlo. Non posso andare da nessuna parte e se sollevo il telefono per chiedere aiuto, nessuno viene in mio soccorso. Devo stare in casa. Ho paura. Non dormo, non respiro, non mangio.
Lui, l’orco, mi osserva con circospezione, come se fossi la sua serpe in seno. Mi scruta, mi spia, mi pedina con astuzia e perfidia, mi segue da una stanza a un’altra.
Ho paura di dormire perché temo di non svegliarmi più. Le mie parole si bloccano in gola, non hanno la forza di arrampicarsi lungo il mio collo emaciato e diventare suono.
Rimangono lì, strozzate, paralizzate insieme alla speranza di una vita vera. La mia fase due non esiste, non è mai esistita e mai esisterà.
La mia vita in quarantena è una cronica fase uno. Chiusa in casa, rapita dal mio sequestratore, legata da un amore malato a qual filo invisibile e indissolubile fatto di paura e di insulti. Di rituali e manipolazioni. Di proibizioni e concessioni. Di assurda gratitudine e cocente rabbia. Prima o poi spezzerò le catene invisibili e quelle visibili, e sarò libera o morta.

2 Commenti. Nuovo commento

  • Perché non descrive anche della violenza delle donne? Di tutte quelle criminali, che fingendosi vittime, falso denunciano i padri dei propri figli/e solo per allontanarli da casa e vincere facile in una causa giudiziale?

    Lei sa quanti sono questi casi? Circa 24.000 all’anno ( dati commissione giustizia del senato 2018, riferito al 2016 per reati di stalking, violenza familiare e violenza sessuale). Enorme no? Perché nessuno ne parla ed affronta il mostro al femminile?

    Grazie mille
    G

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    • Valeria Randone
      16 Maggio 2020 13:47

      Buonasera,
      come avrà potuto leggere si tratta del racconto di una mia paziente.
      Io scrivo di psicologia, non di giurisprudenza. Non mi interesso di cause e di alimenti, ma di psiche e di emozioni. E quelle non hanno genere.
      Chi subisce un torto, come nel caso degli uomini di cui parla, non si rivolge a me ma ai carabinieri o a un legale.
      Un cordiale saluto

      Rispondi

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