In fuga dagli affetti

/In fuga dagli affetti

A volte si scappa.
Si scappa dagli affetti, dagli amori e dalla paura.
La vita, per un motivo o per un altro, diventa un gioco a mosca cieca e ci obbliga a instaurare un rapporto complicato con le passioni.
Se sono troppo intense spaventano, se sono audaci destabilizzano, se sono tiepide annoiano, se prosciugano tarpano le ali.
Insomma, durante il cammino della nostra vita, è difficile trovare la giusta dose di affettività.
Così, talvolta, si scappa dalla possibile sofferenza subordinando la passione al quieto vivere, alla non scelta, alla dimensione conosciuta dell’esistenza.
Il “come sempre” prende il posto del nuovo, della possibilità, delle occasioni, e la zona di maggiore conforto emotivo associata al minor rischio possibile si trasforma in un parco giochi.
Molto frequentato da tanti.
Scappare da qualcosa, che si chiami passato, presente o futuro, nuovo amore o nuovo lavoro, emozioni e rischi, porta sollievo e amarezza, solitudine e silenzio.
La corsa verso il certo porta con sé una paralisi emotiva, una dolce droga che stempera le ansie e seda le paure.
Un accanimento terapeutico nei confronti di ciò che andrebbe lasciato andare e fatto riposare in pace.
Il debito di curiosità viene anestetizzato dalla paura del nuovo, della vertigine, del brivido, e tutto rimane immobile.
Cambiare spaventa perché ci obbliga a metterci in cammino verso noi stessi, verso le parti più autentiche, fragili e inesplorate di noi.
Così, per tutelarci, tendiamo a fare sempre le stesse cose, a mangiare sempre le stesse pietanze, ad amare sempre nello stesso modo prudente, insomma, a scappare dall’intensità e dal nuovo.
Io che amo le dimissioni volontarie e le passioni autentiche penso fermamente che ogni paura diventata trappola va affrontata e superata.
Il dopo ci sorprenderà con un nuovo dal sapore intenso e voluttuoso.

By |2018-10-12T08:50:40+00:0012 ottobre, 2018|

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