Le mie cucinavano e rammendavano, rammendavano e cucinavano. E amavano. Tanto.
Con una gestualità concreta e operosa, mai intrisa di fretta o superficialità.
Erano donne d’altri tempi, siciliane da sempre, innamorate della loro famiglia e casa. Onorate e liete di potersi occupare di tutto e di tutti.
I nonni sono radici e ali, origini e insegnamenti per il futuro. Sono la dispensa delle nostre emozioni e dei mostri apprendimenti. Sono risate e torte. Compiti e gioco. Accudimento e cibo.
Ogni tanto ne perdi uno e ti senti zoppo, poi capisci che la sua semina germoglia dentro di te, e lo senti dentro e accanto.
Siamo abituati a immaginare un nonno ingrigito e attempato, parcheggiato al parco tra parole crociate e noia. Una persona anziana che disinveste nei confronti della vita e che sceglie, per occupare gli spazi vuoti, di occuparsi dei nipoti. Il suo proseguimento di vita.
In relata, il nonno è colui che sa come funziona la vita.
Conosce le priorità, la scala di valori, e le rispetta.
Conferisce valore a ogni istante, lo assapora e lo innaffia, non lo attraversa per passare altrove.
Avere la fortuna di crescere con dei nonni accanto – e per i genitori, vivere supportati dall’amore dei loro genitori – è una magia. È come vivere tra le pagine sagge e accoglienti di un libro. Da imparare. Da sfogliare. Da abitare.
La cucina di una nonna è sempre aperta, come il suo cuore.
Tra la lista delle sue priorità, ci sei tu che sei suo nipote, la parte più importante e vivente di sé stesso.
I nonni di oggi, a prescindere dall’età, sono nonni a passo con i tempi. Nonni online che seguono i nipoti tra profili Facebook e whatsapp. Nonni che condividono, che gioiscono e che rimangono con un cuore giovane.
Sono coloro che insegnano vivendo.
Ci sono anche i nonni algidi, che non hanno voglia di essere e di fare i nonni, che tentano goffamente di indossare degli abiti che gli stanno stretti.
Che pensano che amare un nipote equivalga al sentirsi vecchio, all’avere oltrepassato quella linea invisibile di demarcazione del tempo.
Temono che amare un nipote significhi spostare l’investimento affettivo da sé stessi al nipote, quindi scelgo un teatro, le partite a carte con le amiche. Insomma, altro.
Nessuno può obbligare qualcun altro ad amare. Nemmeno lo sguardo (familiare) pieno d’amore di un nipote.
E nessuno può spiegare con la ragione quello che è invisibile agli occhi. L’amore non si suddivide, non si sceglie, non si acquista e non si vende. Quando è amore c’è, sempre. E si moltiplica a dismisura: di generazione in generazione.
Il due ottobre lo festeggiamo. Quello che ci sono ancora e quelli che abitano altrove.