Mi catapulto a casa alla velocità della luce.
Lui è lì ad aspettarmi, in silenzio, un po’ imbronciato.
Mi ignora come si ignora un innamorato che ti ha tradito. E io ignoro lui perché mi sento offesa dal suo essere offeso.
Ci ignoriamo come coloro che hanno appena trascorso vacanze separate.
Del resto, era Pasqua anche per lui.
E lui, il mio lui, mi ricorda che quando si ama le vacanze sono vacanze per tutti.
Insieme.
Disfo la valigia e lo guardo di soqquadro. Rassetto, riordino, mi muovo affannosamente per casa nella speranza di destare la sua curiosità, e forse, la sua pietà.
Ma lui rimane lì, immobile.
Seduto sul divano.
Non parliamo nemmeno in silenzio, con il linguaggio muto dell’amore che sino a quel momento ci ha tenuti uniti.
Mi guarda con la coda dell’occhio, osserva la valigia disfatta, emblema della mia vacanza senza di lui.
Cerco timidamente di avvicinarmi: inizio a mostrare segni di cedimento rispetto a così tanto amor proprio. Ma lui, niente. Mi ignora, e orgogliosamente, continuo a farlo.
Mi sento ancora stordita per l’oltraggio del silenzio, ma chi scappa da un amore, e per di più in prossimità di una vacanza, va punito.
Non è possibile fare vacanze separate quando si ama, nemmeno quando chi viene lasciato in casa – più precisamente dai nonni – è il tuo amabile cane di nome Artù.
Per fortuna i cani non mentono sull’amore e il dopo è più intenso del prima.

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