“È stato bello parlare con lei. È stato bello ascoltarla”.
Con questo semplice ma intenso scambio di frasi si conclude la prima seduta con una donna dal cuore frantumato, calpestato senza apparente possibilità di riparazione.
La cura, anzi il prendersi cura, è un lavoro complesso, sfaccettato, mai uguale a sé stesso, di grande responsabilità e carico emotivo.
C’è chi baratta la professionalità con uno sconto, con una parcella contenuta, con la gratuità della diagnosi e della cura. C’è chi, invece, conosce e riconosce l’impegno e la professionalità altrui.
Il legame empatico, profondo, a termine che non termina, con i pazienti è un legame che va ben oltre il sintomo, oltre lo spazio-tempo della seduta, oltre la risoluzione del sintomo offerto.
Una donna che finalmente diventa madre dopo avere oltrepassato il famigerato “muro” del vaginismo rimane paziente a vita: grata, affettuosa, legata da un filo invisibile che parte da un cuore per arrivare a un altro, passando da quello del suo bambino.
Un uomo che ha scavalcato la soglia del pudore e della paura, che ha lasciato i forum per raggiungere uno studio vero, che ha aperto il suo cuore e messo a nudo la sua psiche per curare la sua ansia da prestazione o la sua eiaculazione precoce o ritardata, e che è tornato ad amare in serenità, crea e mantiene anche dopo un legame profondo e sincero.
Una coppia ferita, tradita, con suture varie che mette a nudo le proprie macerie si fida e si affida.
La terapia si fa carezza, abbraccio, legame profondo e sincero.
Le emozioni scorrono senza censura, anche se con un po’ di paura, e i sintomi diventano parole.
Certi luoghi del cuore, una volta visitati e incontrati, promettono che non cambieranno mai e non ci lasceranno mai.

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