La mancanza è quella sensazione che si trasferisce nelle tue viscere.
Che decide di farti compagnia di giorno, e anche di notte.
Quando ne sei consapevole, e quando no.
Quando ci pensi, e quando fai di tutto per non pensarci. La mancanza gioca a mosca cieca con te, con le tue emozioni e con i tuoi ricordi.
Quando è una mancanza significativa, da astrazione si fa corpo.
Così, ti ritrovi a parlare con delle assenze che diventano presenze e che aleggiano nella tua vita anche quando sei felice.
La memoria non è una facoltà obbediente e fa un po’ quello che le pare: quando non ci pensi, quando non vuoi o non puoi, lei va a pescare ricordi e sapori di quello che non c’è più nella tua vita.
Le giornate, quando ti manca qualcuno, diventano un moltiplicatore di ricordi, di emozioni, di odori e di sensazioni provate e mai smarrite.
Quello sguardo, quel bacio e quella carezza, l’eco di quella risata in stereofonia, il profumo di quel cibo, l’empatia di quella condivisone o di quel panorama.
Ti ritrovi a intensità variabile a duellare tra la realtà e la fantasia, tra il quotidiano e la tua mancanza. Tra le giornate ferite e il calore del ricordo che indossa i panni di un abbraccio.
Così, la sera, ti siedi accanto alla tua mancanza e le parli. Le confessi che è importante per te, che ti manca e che ti fa compagnia mancandoti.
Chiudi gli occhi, lasci il mondo fuori, e ti rifugi nell’Eden mnemonico e sensoriale, quel giardino segreto che solo tu hai vissuto e che, come un farmaco a lento rilascio, continua a farti compagnia.

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