Mia figlia era piccola, dolcissima e paffuta. Aveva le sopracciglia talmente bionde che sembrava non averle. Eravamo in vacanza e lei aveva tolto il secondo bracciolo da qualche giorno. Avevamo scelto l’incanto e l’accoglienza di San Vito Lo Capo, per inebriarci di natura e cordialità. Di sole e buon cibo.
La mia Sicilia è un’isola tra cielo e mare, dove il verde delle campagne si alterna alle cime innevate dell’Etna, ormai patrimonio dell’Unesco, e la riserva dello Zingaro è, anzi era, una gemma preziosa incastonata in provincia di Trapani. Il mese di agosto si è drammaticamente concluso con un incendio doloso, apparentemente sine causa, per mano di un piromane.
Il piromane è colui che, misteriosamente attratto dal fuoco, dalla sua energia e richiamo ipnotico, lo appicca, lo contempla inorgoglito e fiero, e per concludere le sue gesta, osserva i danni da lui creati. In ogni caso, non si sa perché, nonostante lo scempio di questo terrificante agosto, il piromane viene visto come un potenziale paziente da curare, e non un seriale killer della natura da trattare tra giurisprudenza e psicologia.
La nostra riserva dello Zingaro è andata in fumo, non si è salvata nemmeno una piccola e preziosa caletta. Possiamo dire addio a una terra baciata dal sole e dal mare, e cercare di salvare i ricordi del e nel cuore che ho di lei.

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