C’è chi ha paura della solitudine e la riempie con quello che passa. Cibo, amanti, social, pseudo relazioni, supplenze affettive.
C’è chi crea addirittura un ingorgo emotivo, un pantano dell’anima: intasa il proprio mondo interiore con qualunque cosa e con chiunque, senza, in realtà, ricevere nessuna compagnia in cambio.
C’è chi vive bene con la propria solitudine: l’ascolta con attenzione, la nutre, l’accarezza e la rispetta.
La erige a compagna di vita.
Le persone solitarie non sono immuni dal bisogno di stare in compagnia, ma sono estremamente selettive. E con il tempo lo diventano sempre di più.
Dai superficiali vengono tacciate di asocialità, che nulla ha a che vedere con la selettività.
I solitari non consentono a chiunque di colonizzare il proprio spazio interno: luogo prezioso, dal valore indiscusso.
Osservano, si osservano, si fanno avvicinare con prudenza ed eleganza. Da soli si fanno una buona compagnia; mettono in ordine le loro verità taciute e la dispensa, le bugie bianche e gli armadi, i rimpianti e il cellulare.
Sono i registi dei loro umori e dei loro malumori, senza addossare la colpa della loro infelicità ad altri.
I solitari non vendono l’anima al primo caffè o aperitivo che passa.
Sono esigenti, sanno bene cosa cercano e cosa offrono in cambio.
Non barattano la qualità per la quantità, il silenzio per il rumore, i rapporti elitari per la folla, le parole per il cicaleccio delle notifiche.
Le frasi fatte, o quelle altrui rubate ad altri, per le originali.
La solitudine però ha un effetto collaterale: porta dipendenza.
Chi è abituato a stare da solo, a ragionare con sé stesso, a parlare con sé stesso, a trovare le risposte in sé stesso, ha difficoltà ad aprirsi al mondo.
Quando si trova in mezzo alla gente si sente un po’ spaesato. La confusione gli evoca stress e un dispendio enorme di energie che il solitario va a ricaricare in perfetta solitudine.
Poi ci sono i giorni pericolosi e lenti, intrisi di malumori, pioggia e ricordi, e anche il solitario ha bisogno di compagnia. Non sempre il solitario soffre di solitudine, e non sempre rinuncia alla compagnia dell’amica solitudine, con facilità e semplicità.
Come diceva Bertolucci, la solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista.