Le mie due zie, Maria e Lia (nomi di realtà), sono due donne anziane, senza mariti e senza figli. Sono sempre state donne d’altri tempi, dedite alla cura e alla famiglia; molto dignitose e autonome, lavoratrici indefese e operose nel profondo. Hanno deciso di vivere da sola nella loro grande casa genitoriale piena di ricordi e mobili importanti, di centrini a uncinetto fatti a mano e di odore di buono e di casa, senza avvicinarsi a nessuna delle due nipoti (mia sorella e io) o alla cognata, mia madre.
Hanno accudito la loro anziana madre, mia nonna, sino alla soglia dei suoi cento anni, senza lasciarla un attimo, come quando si ama davvero.
Adesso una delle due sorelle si è gravemente ammalata ed entrambe non possono più rimanere da sole in casa a badare a loro stesse.
Non è più bastevole il lavoro ad ore di una domestica, la supervisione di noi nipoti e di mia madre, ma avrebbero bisogno di una donna amorevole e onesta che abiti stabilmente con loro, per sollevarci dalla morsa della preoccupazione e dell’angoscia della catastrofe imminente.
Questo episodio mi ha catapultata in un mondo occulto: quello delle badanti e dei loro “spacciatori”.
Donne ucraine, rumene, polacche, qualcuna anche italiana, che hanno deciso di abbandonare la loro famiglia proprio per aiutarla più che possono. Anche e soprattutto a distanza. Donne che lavorano e basta, che spediscono tutti i loro soldi al paese d’origine, e che mettono a disposizione la loro vita per un’altra vita.
Donne sradicate dalla loro terra e dalle loro origini, dai loro sapori e tradizioni, strappate dagli affetti e precipitate in realtà, a volte ostili altre più accoglienti, che in ogni caso non rappresentano la loro terra. Donne che hanno innato il senso della cura e dell’accudimento, che sono premurose e gentili e che hanno messo a disposizione la loro i loro anni più belli per altre vite, sapendo che quel legame prima o poi verrà reciso e dovranno ricominciare altrove. Mentre i loro figli crescono senza di loro e loro stanno smarrendo ogni tappa, ogni successo, ogni lacrima o sorriso.
Donne sprovviste di stabilità e di famiglia. Nomadi per necessità.
Attorno a questa nuova professione di cura ruotano i più variegati degli sciacalli: i pusher di badanti.
Persone che hanno organizzato la loro attività lavorativa e remunerativa attorno a quella altrui. Alcuni di loro (di cui decido di non dire la professione per evitare che vengano facilmente riconosciuti) chiedono chiaramente un pizzo, come succede spesso nella mia terra. Il primo mese di stipendio di queste povere donne verrà devoluto interamente e in maniera spontanea allo spacciatore, e talvolta, nei casi più sfacciati, attuano lo stesso modus operandi con quelle povere famiglie che hanno un gran bisogno di qualcuno che le aiuti.
In questo nuovo mondo che mi si è spalancato dinanzi e che mi ha profondamente scandalizzata, ho trovato donne disperate, bisognose di un posto dove stare e di un pasto incluso nel prezzo, di uno stipendio da inviare ai loro cari e di dare e ricevere amore. Nonostante le dicerie e le leggende metropolitane non ho incontrato femme fatale o mangiatrice di uomini e di anziani vecchietti, mantidi religiose o ladre, ma cuori in panne. Esattamente come i nostri che hanno tanto bisogno di loro.

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