La Stampa parla di figli. I mille modi di essere genitori

Un’adolescente dice no ai figli. Non ne vuole sentire parlare, per quale motivo non è ben chiaro. Forse è una figlia infelice, forse ha dei genitori opprimenti, anaffettivi, non pervenuti. Forse non vuole ingrassare e teme di deturpare il suo corpo. Forse ha paura di non essere all’altezza del ruolo.
O forse è spaventata dalla responsabilità, come spesso accade.
Un ragazzo adolescente, estremamente rappresentativo della sua generazione, senza traumi apparenti, bello biondo e palestrato, dice sì ai figli no alla coppia.
Sarà un figlio del divorzio?
Forse avrà subito un trauma affettivo, forse avrà il cuore infranto, forse abita una coppia conflittuale. Chissà.
Come se si potesse ipotizzare di mettere al mondo un figlio senza coppia o senza famiglia.
Una coppia anziana, come si faceva un tempo, ha messo al mondo ben cinque figli, ma due sono venuti a mancare.
Sono sopravvissuti alla genitorialità, e sembrano amarsi ancora, come non si fa più oggi.
Un uomo separato accenna al suo grande amore: suo figlio.
Lo vede poco, quindi, immaginiamo abiti con la madre; lui però si accontenta della sua mansione da accompagnatore, come tutti i genitori, e utilizza questo tempo esiguo per parlare con lui.
Una coppia di donne omosessuali racconta il bisogno di trasformare la loro passione in corpo e di avere un figlio.
Le due donne raccontano della difficoltà nel sentirsi madri entrambe, dato che una delle due ha partecipato alla genitorialità mettendo a disposizione utero e ovociti, e l’altra l’amore. Elemento centrale ma non bastevole – secondo il loro racconto – a farle percepire madri entrambe.
Giuliano Sangiorgi – bravissimo cantante dei Negroamaro che mi accompagna in studio ogni mattina, ma lui non lo sa -,che per tutta la vita ha scelto di vivere in bilico e sentire sulla schiena il brivido da vita spericolata, senza rete di protezione, adesso, dopo la nascita del suo bambino, ama la stabilità.
La meta. L’esserci, sempre.
Esistono davvero mille modi di essere genitori, e altrettanti di essere figli – anche perché modernità a parte, che ci piaccia o no, un figlio viene dopo la formazione di una coppia – così, più che cercare di essere dei buoni genitori, attività complessa e mai lineare, forse dovremmo tentare di essere dei genitori buoni.
Con limiti e paure.

Fonte: La Stampa

 

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