Greta spadroneggia sulla copertina del Time come personaggio dell’anno. E io sono felice per lei, per noi e per chi verrà dopo di noi.
È l’influencer più giovane, più verde e più anticonformista che ci sia. Non ha nemmeno un abito griffato e nemmeno un tentennamento da attacchi mediatici. È stata la prima persona che ha creato un esercito di giovani seguaci, accorati e motivati.
Testa alta e il più delle volte contro vento, ma mai contro cuore.
Chi la ritiene una ragazzina testarda e problematica, chi una pedina in mani speculanti e scaltre. Chi una narcisista che manipola, a sua volta manipolata e manipolabile.
Chi si sofferma sul suo aspetto fisico denigrandola. Chi attacca lo sguardo, il presunto ghigno, finanche le sue sin troppo simmetriche trecce.
Chi ancora la postura o la prossemica con il mal riuscito scopo di spostare la nostra attenzione dalle cose fatue ai contenuti, come spesso accade.
Nonostante le cattiverie profuse su di lei, tra social che regalano la parola a tutti, media e correnti di pensiero varie ed eventuali, Greta è stata l’unica ragazzina che ha dato inizio a un cambiamento.
Una delle cose più difficili da attuare negli esseri umani.
Ha scosso le coscienze, ci ha fatto acquistare le borracce in alluminio al posto delle bottiglie di plastica.
Dall’usa e getta di plastica memoria ci invita al per sempre e alla cura, con il rischio di contagiare questa moda-necessità agli affetti e alle relazioni.
Ha effettuato traversate in barca a vela, ha organizzato comizi, e si è esposta in prima persona.
Per di più, non per un bene personale, come spesso accade, ma per un bene comune: il pianeta.

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