L’aggiusta cuori. L’amore e le riparazioni

Un mio amico mi ha regalato le sue parole per la prefazione del mio nuovo libro, e mi ha affettuosamente definita un’aggiusta cuori.
Un termine chiaro, con note di concretezza, che stempera quell’aura nebulosa di chi definisce, i miei colleghi e me, degli “strizza cervelli”.
Dare un consiglio a un cuore infranto è come dire a un figlio adolescente di rincasare entro mezzanotte il sabato sera. Faticoso, insensato e impossibile.
Un cuore frantumato, frantumato senza possibilità di riparazione alcuna, frantumato e incollato maldestaramente, frantumato e incollato in maniera asimmetrica, ricucito ma con i punti rimasti visibili, o falsamente integro – alcuni cuori per paura non si concedono -, è un cuore fragile, da maneggiare con cura.
Addentrandomi nel sentiero impervio dei cuori da aggiustare, ho trovato frequentemente la dicitura: “consumarsi preferibilmente entro la data di scadenza”.
L’amore è una cosa seria, e come tutte le cose serie, ammanetta all’impegno e al progetto; così, alcuni cuori over quaranta – ma anche gli under trenta non scoppiano di salute! – pensano che l’amore e la sessualità invecchino, e che il tempo non regali l’immortalità del sentimento. Così, scelgono di accontentarsi. Di non amare.
Di non sperare. Di non emozionasi. Di non vivere. Di sopravvivere.
Essere un’aggiusta cuori è un lavoro duro, direi impegnativo e di grande responsabilità, ma al tempo stesso affascinate ed emozionante.
Mi sento davvero una privilegiata.

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