Una delle cose che amo fare è guardarla mentre dorme con il suo labbro superiore meravigliosamente imbronciato.
Quando era appena nata, e adesso che è adolescente.
Serena, luminosa, assorta nel suo misterioso mondo interno, nel quale, forse, ci sono anche io come mamma.
Guardarla crescere è un regalo della vita.
Un privilegio. Un’emozione.
Un amore che non finisce mai, che cresce ogni giorno, che trasforma e che cementa.
Che diventa la sua certezza e la mia speranza.
Le sue radici, le sue ali, il mio dono per lei.
Un amore fatto di geni e di intimità, di strappi e di strattoni, di risate e di rimproveri, di soste e di riparazioni.
Da mamma, vorrei dirle tutto: come funziona il mondo – o perlomeno quello che credo di aver capito del mondo – gli esseri umani, le amiche, l’amore.
Vorrei dirle di cosa avere paura e per cosa lottare, con la consapevolezza che sto parlando di me e non di lei.
Vorrei dirle che l’influencer non è un mestiere, ma corro il rischio di farle odiare lo studio.
Vorrei prestarle i miei occhi, con le lenti d’ingrandimento dell’esperienza, affinché fossero i suoi, sarebbe però il mio sguardo sul mondo, non il suo.
Vorrei prestarle la mia pelle per proteggere la sua, ma anche in questo caso, la mia si ispessirebbe sempre di più, e la sua rimarrebbe fragile.
La guardo a debita distanza, e penso alla mia di crescita, al rigore e agli insegnamenti ricevuti, insomma, non sono venuta su poi così male.
Per lei vorrei di più. Molto di più.
Se potessi le darei una spremuta di anima, una centrifuga dei mie sbagli e delle mie conquiste.
La mappa di tutte le derive che incontrerà, gli incroci da non prendere, i muri ripidi e i vicoli ciechi della vita.
Un bigiami di vita, e un libretto di istruzioni per l’amore.
Ma so bene che non le servirebbe a niente.
Penso e ripenso, e credo che uno dei gesti più intensi e amorevoli che io possa fare per lei è lasciare che sbagli, che soffra e che si rialzi imparando.
Da mamma, devo solo stare ferma, vibrante d’amore per lei.
Una delle cose più difficili e faticose al tempo stesso.
Esserci senza intervenire, non sempre e non per tutto.
Utilizzare il metro indivisibile dell’anima, osservarla alla giusta distanza dal suo mondo interno.
Perché, talvolta, starne fuori è un gesto d’amore.