Tra i grandi assenti del nostro tempo c’è il desiderio. Qualunque cosa ci serva l’acquistiamo online, prima di capire se ci serve davvero. L’attesa è scomparsa e insieme a lei la magia di desiderare qualcosa. Quel tendere verso che nutre e incanala l’energia.
La sessualità si è lentamente trasformata in compulsione e in attività di ginnica memoria, smarrendo del tutto la dimensione desiderante e dell’incontro profondo tra due esseri umani.
In realtà, il desiderio non è mai solo corpo: è un linguaggio senza parole. È mistero. È magia. È il modo in cui il nostro corpo grida una mancanza o celebra una pienezza. Spesso lo cerchiamo dove pensiamo debba abitare: nella bellezza, nella giovinezza, nell’abitudine, nella trasgressione.
Eppure lui sceglie strade diverse, inedite, impervie. Si nutre di mistero e di distanza. Come un’equilibrista danza tra corpo e cuore, tra spezie e fantasie, tra cioccolato e baci profondi, tra gentilezze e parole piene.
Il desiderio, per vivere a lungo all’interno della stessa coppia e candidarla alla longevità, ha bisogno di essere accudito, rinnovato, concimato. I suoi nemici sono la trascuratezza, della persona e del legame, la mancanza di gioia, le parole taglienti e la sciatteria emozionale. Questi veleni apparentemente invisibili si insinuano dentro la coppia, risucchiano energie, sogni e futuro e il desiderio si spegne.
Un altro nemico invisibile è la mancanza della giusta distanza dal mondo dell’altro.
Il desiderio, esattamente come una fiamma, ha bisogno di ossigeno per bruciare. Quando la vicinanza diventa estrema e poi si trasforma in simbiosi, quando la dimensione del noi cancella l’equilibrio e lo spazio dell’Io, il desiderio si spegne.
È il paradosso dell’amore: i partner vogliono essere una cosa sola, ma per desiderarsi devono sempre restare due.
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