Il calo del desiderio sessuale è una vera minaccia alla stabilità di coppia, e la stabilità di coppia è una minaccia per il desiderio sessuale. Noia, abitudine e fretta sono i protagonisti della riduzione, sino alla sua totale estinzione, della vita sessuale di una coppia sposata o convivente. Cerchiamo di capire il perché.

Il matrimonio e la tomba dell’amore

Tra le leggende metropolitane legate al difficile binomio amore e sesso, una regna sovrana: il matrimonio è la tomba dell’amore, e anche del sesso.
“Finché morte non ci separi”, famigerata frase di buon auspicio che sancisce il desiderio di eternità, caratterizza almeno al suo esordio un legame d’amore. Nel tempo, anzi a causa del tempo, quasi tutte le coppie si smarriscono, smettono di guardarsi prima, di baciarsi dopo e, per concludere, di rispettarsi e amarsi.
Subentrano gli amanti, stabilmente presenti o meteore passeggere, la noia e l’insoddisfazione, il calo del desiderio sessuale e le inevitabili crisi esistenziali e di coppia.

La coppia, proprio perché tale, non è un costrutto stabile, ma in perenne evoluzione, e anche involuzione. Durante il suo cammino attraversa tappe topiche, simboliche, decisamente faticose. Vediamone alcune: nascita del primo figlio, adolescenza e sindrome del nido vuoto (o pieno).

  • La nascita dei figli, tanto agognata e fortemente voluta, è la prima destabilizzazione profonda a cui va incontro la coppia. Un terremoto di emozioni e di nuove abitudini si abbatte sulla coppia. La nascita di un bambino può far scompaginare del tutto la coppia, attaccandola dalle fondamenta, sino a derubricare del tutto dal suo quotidiano l’erotismo.
    La donna, futura mamma, iper investe nella gestazione e nel nascituro energie libidiche, spodesta il compagno dal trono della sua esistenza e lo accompagna gradatamente da una posizione di centralità alla periferia della sua vita emozionale; atteggiamento che facilita l’allontanamento fisico e sessuale e il consequenziale calo del desiderio sessuale. L’uomo non regge alla perdita dell’egemonia, pur desiderando anch’egli il bambino, cede malvolentieri il trono, e il lettone, al nascituro. Il triste destino del trasferimento sul divano del soggiorno diventa inevitabile soprattutto durante i primi mesi di vita del piccolo. Quando questo esilio si protrae per anni, la coppia risente del processo separativo, e dentro le pieghe di questa solitudine possono insinuarsi tradimenti e desideri di separazione. Il lettone, luogo simbolico deputato all’intimità, diventa un campo di battaglia: luogo per cambiare i pannolini, per consolare il piccolo quando ha mal di pancia, sonno o fame.
    I neo genitori rapiti dallo sfinimento, pur di dormire, dormono in tre.
    Il “tre” rimane poi un numero stabilmente presente in camera da letto.
    La presenza protratta del tre in camera da letto dipende da tanti fattori antecedenti alla nascita del bambino, il quale non ha nessuna colpa della crisi coniugale e sessuale dei genitori. Il passaggio da due a tre è talmente  faticoso per la coppia da non consentirgli di ridistribuire il desiderio su più fronti: la donna rimane soltanto mamma, con notevoli difficoltà a riprendersi il ruolo di amante e di donna. Lo stesso modus operandi può accadere al padre che rimane intrappolato nel ruolo e smarrisce il suo aspetto fallico desiderante.
  • Un altro momento topico, contrassegnato da una possibile deflessione del desiderio sessuale, è l’adolescenza dei figli. Questa delicatissima e irruente fase mette a dura prova i genitori. I ragazzi, con le unghie e con i denti, difendono la loro autonomia, si mettono nei guai, diventano ribelli e creano uno strappo nella (e della) famiglia.
    Nel caso in cui marito e moglie sono stati soltanto genitori e avevano già smarrito da tempo l’alleanza di coppia, l’adolescenza li obbliga a rivisitare il loro legame e il legame di apprensione continua con i figli. In questi casi i partner hanno depauperato di attenzioni e di cure il giardino dell’intimità, trasformandosi in coppia a rischio di crisi.
  • La sindrome del nido vuoto è un altro passaggio difficile e delicato della vita della coppia: i ragazzi vanno via di casa, scelgono percorsi universitari che li obbliga a trasferirsi fuori sede. La coppia, magicamente e improvvisamente, si ritrova da sola. Appaiono i primi bilanci! Si tratta di coniugi che non hanno più niente da dirsi e tantomeno da darsi. Non si parlano più, non si guardano e non si baciano, sono diventati due perfetti coinquilini più che conviventi. Il calo del desiderio sessuale è in agguato, e non trova più scuse per essere mistificato.

Più intimità, più sessualità

Tra gli sbagli più importanti, soprattutto maggiormente reiterati da generazione in generazione, vi è quello di tentare di cambiare il partner, rendendolo a propria immagine e somiglianza. Segue il tentativo malsano di salvarlo – non si sa bene da chi o da cosa –  senza dimenticare il bisogno di possedere l’altro come se fosse un prolungamento di sé. Il partner dovrebbe lenire la solitudine e consolare, guarire le pregresse ferite d’infanzia o della vita in generale, svolgere un ruolo falsamente terapeutico, con il rischio di appesantire il coniuge e mantenere in vita le ferite pregresse di ogni protagonista del legame amoroso.
In realtà un buon matrimonio è quello in cui ciascuno dei due nomina l’altro custode della propria solitudine, così come scriveva Rainer Maria Rilke.
Nel territorio dell’autonomia, del rispetto e della giusta distanza dal mondo dell’altro, prolifera l’amore e si mantiene in vita il desiderio sessuale, unico e vero collante di coppia. Una coppia senza sessualità e senza sensi diventa una coppia a rischio di crisi, di tradimento e di separazione.
Per concludere, nessun matrimonio o convivenza è la tomba del sesso e dell’amore, se la dimensione della cura e dell’accudimento rimangono sempre presenti durante tutte le fasi della vita di coppia.

Il calo del desiderio può appartenere soltanto a uno dei due o può esser conseguenza di noia o di crisi di coppia, non obbligatoriamente essere conseguenza della longevità del legame.

Calo del desiderio sessuale maschile. Noia o crisi di coppia

Calo del desiderio sessuale: noia o crisi

Per prima cosa cerchiamo di definire il desiderio. Per desiderio sessuale intendiamo quello spazio mentale che ognuno di noi regala alla sessualità. Molte coppie, con il trascorrere del tempo, si ammalano di noia e di malinconia, la polvere del quotidiano e dell’abitudine corrode anche il più saldo dei legame, e la mancanza di desiderio sessuale diventa la vera abitante di moltissime stanze da letto.
Molte delle coppie che si rivolgono a me lamentano una frequente – quasi abusata – assenza di desiderio sessuale: coiti fugaci  a sigillo di una presunta normalità coniugale, caratterizzati dalla fretta e finalizzati a un unico obiettivo comune. Il raggiungimento del piacere.

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Da clinico continuo a credere che l’amore non sia necessario al sesso (purtroppo), ma il sesso all’amore si.

Il calo del desiderio può essere conseguenza o causa di varie disfunzioni sessuali, maschili e femminili.

Le disfunzioni sessuali maschili e femminili si dividono in:

  • disfunzioni della fase del desiderio
  •  disfunzioni della fase eccitatoria
  • disfunzioni della fase orgasmica

Il calo del desiderio sessuale appartiene alle disfunzioni della prima fase della risposta sessuale, può compromettere le altre due e può essere conseguenza di disfunzioni di altre problematiche sessuali.
La diagnosi non è semplice o lineare, diventa indispensabile effettuare una diagnosi differenziale, unitamente a una diagnosi di eventuali disfunzioni sessuali del partner, per inquadrare al meglio la complessità e sfuggevolezza del desiderio.
L’uomo che soffre di calo del desiderio sessuale appare “asessuato”, si comporta come se non percepisse gli stimoli eccitatori e non coglie alcuna occasione relazionale, per poter godere a pieno di possibili relazioni sessuali.
Questo comportamento sessuale, alla lunga, può compromettere anche relazioni sentimentali stabili e ben rodate. La caduta del desiderio, alcune volte, non coinvolge la normale risposta sessuale. L’uomo può provare eccitazione, avere una valida erezione e un’adeguata risposta orgasmica.
Tutte  le fasi, però, non vengono interiorizzate come associate all’esperienza del “piacere”, vengono esperite in modo meccanico, senza grandi quote emozionali.

Questa disfunzione può manifestarsi in varie circostanze:

  • con una diminuzione dell’autoerotismo
  • con la partner abituale
  • in associazione a qualunque pratica sessuale

Quando la problematica compromette la fase della masturbazione, assume sicuramente un rilievo maggiore perché nasconde cause psicologiche più importanti e profonde – traumi psichici o sessuali pregressi, depressione –  quando invece si manifesta all’interno della coppia, le cause da investigare sono sicuramente quelle associate al legame: eventuali crisi di coppia, conflittualità del legame e disfunzioni sessuali femminili o maschili.
Talvolta il calo del desiderio sessuale si estende a tutte e due i partner.
In questo caso la problematica è inquadrabile all’interno di un disturbo fobico associato alla sessualità, oppure a un quadro di possibile omosessualità latente.

Dalla rassegnazione alla cura

Molte coppie tendono a lamentarsi del disagio provato senza fare nulla, da soli o in terapia, per risolvere il silenzio dei sensi in cui si trovano. La cura esiste e la prognosi non e infausta, se ben curati. È opportuno effettuare una scrupolosa e competente diagnosi sessuologica, comprendere se tale disfunzione è da copertura a altre disfunzioni sessuali maschili, come per esempio un deficit erettivo o un’eiaculazione precoce, nel caso dell’uomo, di anorgasmia o dolore sessuale, nel caso della donna.
Molto spesso, a seguito di un approfondito colloquio sessuologico, emerge che il paziente, suo malgrado, decide di “non desiderare” piuttosto che fare cattiva figura a causa di altre disfunzioni sessuali pregresse, mai diagnosticate e curate. Il primo step da cui partire è aiutare il single o la coppia a prendere coscienza di avere una difficoltà, al fine di non lasciargli mettere la testa sotto la sabbia, e insabbiare unitamente alla testa anche la possibilità di essere felici e di desiderare ancora.
Nel caso di un desiderio sessuale ipoattivo, si effettuata una consulenza andrologica, associata a esami ematochimici e una scrupolosa diagnosi sessuologica per valutare il da farsi. A diagnosi erogata si propende per una terapia sessuologica nei casi di calo del desiderio associato alla componente coppia, o alla presenza di disfunzioni sessuali.
Una psicoterapia nei casi di disturbi più importanti associati ad un disturbo più generalizzato. Quest’ultimo percorso è indubbiamente in percorso più lungo e tortuoso, ma assicura al paziente una conoscenza maggiore – e utilissima – delle pieghe della sua psiche.
Uno sguardo, anzi più d’uno, deve essere rivolto ai casi di calo del desiderio associati all’utilizzo massiccio di pornografia.

Calo del desiderio, pornografia e dipendenza senza sostanza

Calo desiderio sessuale pornografia e dipendenza sessuale

L’ “anoressia sessuale”, di cui soffrono tante coppie, è una disfunzione che ha le stesse caratteristiche psichiche e comportamentali dell’anoressia nervosa, problematica che investe la sfera del comportamento oro-alimentare.
Molti uomini, in percentuale minore le donne, sembrano soffrire di anoressia sessuale. Condizione strettamente correlata all’utilizzo massiccio di pornografia. Indubbiamente esiste una correlazione con il momento storico in cui viviamo.
In un’epoca caratterizzata da una sovraesposizione a stimoli erotici, dalla mercificazione del corpo femminile – televisione e media hanno sdoganato modelli estetici audaci, precocemente svestiti, spesso tratte dal porno -, e  dalla proliferazione di siti pornografici, sembra esserci una contraddizione insita in quest’ambivalenza comportamentale.
Da un lato abbiamo l’utilizzo massiccio della pornografia e l’assidua frequentazione di siti pornografici, con un ritorno, a quanto pare, in anoressia sessuale e in calo del desiderio. Anche da questo pantano emozionale la coppia può essere messa in salvo.

Escluse le possibili cause organiche, mediante visita andrologica-ginecologica con esami ematochimici, il sessuologo clinico inizia a scandagliare le cause dell’anemia della vita sotto le lenzuola del paziente o coppia che ha in consultazione.
Capita spesso che il testosterone, il famigerato “ormone del desiderio”, sia ben presente nel sangue, con un livello ottimale, ma nonostante ciò il paziente non è più desiderante.
Recentissimi studi hanno dimostrato come una modificazione degli stili di vita, inclusa la disfunzionale abitudine all’utilizzo massiccio della pornografia, ha implicazioni notevoli nel rinforzare l’anoressia sessuale maschile.
La SIAMS, società italiana di andrologia medica e medicina della sessualità, sta effettuando indagini e ricerche in merito, denunciando la stretta correlazione tra pornografia, consumata con maggiore convulsione in età adolescenziale, e calo del desiderio sessuale.
Dai dati raccolti emerge che la frequentazione di siti pornografici comincia molto precocemente, e avviene con cadenza quotidiana, anche per anni, con la possibilità di una sessualità attiva online, attraverso le chat, consumatasi esclusivamente con l’auto-erotismo.

Autoerotismo assistito e noia sessuale

Queste abitudini creano nell’immaginario di chi le pratica un impoverimento dell’erotismo a favore delle immagini del porno – luogo dove impera la vista – condizione che alla lunga danneggia, sino alla sua totale estinzione, il desiderio sessuale. Un altro elemento da tenere in considerazione è il meccanismo di ripetizione dell’autoerotismo, con caratteristiche di compulsività e meccanicità, scindendo totalmente la sfera della sessualità, dall’affettività – soprattutto dal corpo dell’altro -, trasformando l’intimità  in  “ginnastica solitaria”, scevra dal sentimento e dalla relazione. Una sessualità vissuta ed esperita con queste modalità diventa totalmente sostitutiva di una possibile sessualità relazionale, abitata dal corteggiamento, dal sentimento e dall’attesa, dall’esperienza condivisa e dal gioco erotico.
Quando poi, questi ragazzi, si sperimenteranno in una vita sessuale a due, vanno inevitabilmente incontro a varie disfunzioni sessuali, come l’eiaculazione precoce , il deficit erettivo e l’anorgasmia .

Per un’adeguata risoluzione è importante comprendere se le difficoltà sono ego-distoniche, cioè creano una spaccatura all’interno della psiche di chi ne soffre, causando disagio e conseguente desiderio-bisogno di risolvere la sintomatologia.
Il trattamento elitario è la psicoterapia, o la terapia psico-sessuologica, da integrare eventualmente ad un “approccio combinato”, con ausilio di terapia farmacologica per evitare le conseguenti fluttuazioni del tono dell’umore da astinenza e da modificazione degli stili di vita.

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Desiderare il desiderio è possibile, vediamo come

Ritrovare il desiderio sessuale

Per prima cosa dobbiamo cercare di visualizzare il desiderio. Quando pensiamo al desiderio sessuale dovremmo cercare di capire dove lo immaginiamo.
Può abitare nel ventre, con delle fitte struggenti, associate ai pensieri sul partner amato. Nella mente, quando l’innamorato accarezza con la fantasia una possibile intimità. Nel sangue, quando si effettua un dosaggio ormonale. Il desiderio sessuale, nella sua forma acuta, in realtà, resiste veramente molto poco nella vita delle coppie; la difficoltà maggiore è data dall’incapacità di traslare la sua forma acuta e virale, in una “forma longeva”, che possa coniugare stabilità con erotismo. Prima o poi accade l’inevitabile: noia, abitudine e quotidiano uccidono l’eros. Quel desiderio urgente, impellente, quasi doloroso e straziante, lascia lentamente il posto al rapporto sessuale del sabato sera – sempre se i bambini dormono dai nonni, o escono con gli amici – o della domenica mattina, se ulteriori impegni familiari non occupano il tempo della coppia, oppure ancora, delle ferie estive.
Da lì a breve, il desiderio sessuale sarà destinato a diventare tiepido e a sbiadirsi, la coppia può contare sulla punta delle dita i suoi rapporti sessuali.

Nello stesso preciso momento, la coppia spalanca la porta del matrimonio a tentazioni esterne, con il rischio di trovare l’estraneo tra le lenzuola come possibile afrodisiaco o antidepressivo.

La tentazione di scindere l’erotismo dall’affettività e dal cardiopalmo dalla dimensione di coppia è sempre dietro l’angolo, e il tradimento, almeno in un primo momento, sembra essere la soluzione più rapida ed economica dal punto di vista psichico. Ma il picco massimo dell’amore clandestino dura poco, così, dopo notti d’amore e promesse struggenti, il malessere si trasforma in tempesta sentimentale. Quante volte abbiamo sentito dire agli amanti: “ardo di desiderio, muoio di desiderio, ho un chiodo fisso. Non posso vivere senza di lui, lei”.

Gli amori altri non transitano quasi mai alla dimensione di stabilià; diventa impossibile osservare la dimensione del desiderio durante il corso degli anni, nella sua dimensione più longeva, quella più a rischio di estinzione.

Una delle prime domande che dovremmo porci è capire se la problematica del desiderio sessuale è momento storico correlata.

La società di oggi ci educa al desiderio o al bisogno?

La società di oggi ci educa al piacere e al bisogno, smarrendo del tutto la “dimensione desiderante” dell’esistenza.
Desiderio e bisogno sono entrambi legati alla mancanza, ma sono profondamente diversi tra di loro. Mentre il bisogno è caratterizzato dalla dimensione della necessità, dell’assimilazione e del consumo, il desiderio sorge quando la soddisfazione immediata non è attuabile. Tematica presente in amore, nelle fasi iniziali o negli “amori altri”, esattamente il contro altare degli amori stabili, di quelli mordi e fuggi e degli amori a termine.
Il bisogno del godimento è esattamente l’opposto del desiderio.
Nel godimento non c’è la dimensione dell’altro, lo si può ottenere anche con l’autoerotismo, nel desiderio l’altro diventa centrale per l’appagamento emozionale e sessuale e per il nutrimento dell’immaginario.
La società di oggi tende a non coltivare il desiderio, non ci fa vivere quasi mai nella mancanza, trattasi infatti una società narcisistica centrata essenzialmente sul bisogno e sulla soddisfazione immediata dei bisogni, psico fisici ed economici.
L’onnipotenza narcisistica della nostra società tende a uccidere il desiderio e la dimensione desiderante dell’esistenza.

Innaffiare il desiderio

Il desiderio per non sbiadirsi con la polvere erosiva del tempo, va sempre manutenzionato, accudito e innaffiato, come una pianta rara e preziosa.
Nel calo del desiderio manca il reciproco cercarsi, accogliersi, rispettarsi e proteggersi, manca il terreno fertile affinché il desiderio possa essere nutrito e mantenuto in vita. Accade che la distanza emotiva, il disinteresse e l’assenza di carezze e baci, prendono il posto del calore e dello scambio emozionale.
In un bellissimo libro “La fine del desiderio” la filosofa Michela Marzano analizza la correlazione  tra la pornografia e la fine del desiderio.
Io, invece, analizzerei la correlazione tra la fine della coppia e dell’amore, e la fine del desiderio.
L’amore sembra essere davvero sottovalutato.

Qualche strategia amatoria pro desiderio

Durante il percorso di una coppia i partner confondono l’amore con la fusione, questo equivoco è di cattivo auspicio per la longevità della vita sessualità. L’erotismo richiede separatezza e prospera nello spazio tra se e l’altro.
La coppia dovrebbe essere in grado di tollerare questo vuoto e il suo carico di incertezze, per mantenere in vita il desiderio sessuale.
Il desiderio, inoltre, si accompagna a sentimenti che sembrano snaturare la natura stessa dell’amore, come aggressività, gelosia e discordia: sentimenti di cui dobbiamo occuparci quando lavoriamo con le coppie.

Uno sguardo va rivolto al corpo. Il corpo è il portale di verità emotive sulle quali le parole scivolano facilmente; spesso il desiderio langue proprio perché la coppia è portatrice di dinamiche poco chiare, conflittuali e colleriche – potere, controllo, vulnerabilità, rapporto con il denaro, dipendenza-autonomia – di cui non sono sempre consapevoli.
La sessualità diventa la modalità, spesso malsana,  per mettere in luce i conflitti e la confusione tra “intimità e desiderio”.
Spesso, inoltre, la ricerca della stabilità e della sicurezza, e il difficile e intriso di minacce,  passaggio da due a tre, quindi da coppia a famiglia, prosciuga la coppia di vitalità erotica, esponendola al calo del desiderio sessuale. La quantità della vita sessuale entra in conflitto con una qualità sensoriale e immaginativa, nutrita da aspettativa, programmazione e desiderio.
Una sessualità ginnica, quasi a conferma di un obbligo coniugale, uccide il desiderio e l’erotismo, contribuisce a creare un terreno fertile per tradimenti e guai sessuali e coniugali. Le coppie eroticamente infelici creano di continuo sabotaggi al legame, contribuendo ad azzerare e compromettere la libido coniugale.
Il tempo da dedicare alla sessualità dovrebbe essere un “tempo coltivato e custodito” rispetto all’urgenza della vita di tutti i giorni, ma questo sembra per loro essere impossibile.

Desiderio, ignoto e ansia. L’archeologia del desiderio

Desiderio sessuale

Il desiderio è alimentato dall’ignoto, per questo motivo è spesso ansiogeno.
Nel suo bellissimo libro “Open to desire”lo psicanalista Mark Epstein, parlando del desiderio sostiene che dipende sempre dalla nostra volontà di attraversare il mistero e l’ignoto, che tengono in vita il desiderio. L’erotismo, infatti, risiede nella terra di confine tra ansia e attrazione.

La vita sessuale dovrebbe sempre abitare nella camera dei giochi, evitando la triste associazione tra sessualità e obbligatorietà coniugale; il gioco è sempre centrale nella relazione di coppia e l’erotismo dovrebbe estendersi ben oltre l’atto sessuale.
Il desiderio va nutrito, concimato, innaffiato, con separatezza, mistero, immaginazione ed intelligenza, per evitare che possa languire in balìa della routine quotidiana.

L’archeologia del desiderio sessuale parte da molto lontano, dall’infanzia, dall’educazione ricevuta, dalla “dimensione desiderante”dell’esistenza.
Questa dimensione nel tempo viene, o meno, interiorizzata e fatta propria.
La capacità di desiderare ancora dipende da tanti elementi, come dalla qualità del legame amoroso, dalla capacità di investire e nutrire, concimare e vivificare i legami, nonostante il tempo tenda a impolverarli o peggio ancora a sostituirli.
I partner, oggi, vengono costantemente esortati a sostituire il vecchio con il nuovo.
Le immagini sdoganate dai media ritraggono donne e uomini sempre giovani, eternamente belli, invitanti, disinibiti e seduttivi. Mai annoiati, mai infelici, mai soli, mai vecchi. Il sesso on line e le app per cuori solitari sembrano soddisfare tutti i possibili desideri e bizzarre fantasie, senza far transitare i fruitori in rischi emotivi e relazionali. Concetti come l’impegno, e la manutezione del legame d’amore sembrano davvero desueti e impensabili.
Gli impegni concreti si intersecano agli alibi per non occuparsi del legame d’amore.
Il quotidiano compulsivo, la fatica per le infinite cose da fare e i figli da accudire e da crescere, oltre che le attività lavorative, non consentono ai partner di dedicarsi del tempo di qualità. In passato, era più probabile che non ci fossero così tante tentazioni, e le coppie e il desiderio duellavano soltanto con la noia e con le usuranti abitudini.
L’intimità rimaneva longeva ed erotizzata, e i protagonisti del legame d’amore decidevano di corteggiarsi e di scegliersi.

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Le tre regole salva sessualità

  1.  Equilibrio tra dimensione individuale e spazio di coppia

    Il buon funzionamento di una coppia passa attraverso il giusto equilibrio tra dimensione individuale e spazio di coppia.
    La giusta distanza dal mondo dell’altro, evita i rapporti fusionali, simbiotici e parassitari di energie psichiche. Rappresenta la strategia migliore per riappropriarsi di sé stessi, per avere le energie sufficienti per il legame d’amore.
    Quando in una coppia abbiamo due “io” funzionanti e autonomi, avremo anche un “noi” di coppia ben saldo, con una notevole diminuzione della tensione di coppia e una ritrovata salute sessuale.

  2. Valorizzare il tempo di qualità da regalare alla vita sessuale

    Il tempo da dedicare alla sessualità non deve essere un tempo rubato alla stanchezza della giornata e al sonno, ma un tempo fortemente voluto e ritrovato.
    Vivere una vita sessuale a sigillo di una presunta normalità senza la dimensione del gioco e dell’attesa, farà transitare la vita intima nel luogo dell’obbligo, e abiterà la casa della noia e non del piacere.

  3. Il significato dei no sessuali o alibi sessuali

    “ Tesoro no, questa sera no, ho mal di testa!” Questa frase è talmente ridondante da far parte ormai dei luoghi comuni associati alla sessualità, talmente utilizzata da aver contagiato anche il genere maschile.
    Questa frase non è patrimonio delle scuse in rosa, anche gli uomini lamentano le classiche “cefalee evitanti la sessualità”.
    Gli alibi sessuali sono da correlare ai silenzi affettivi, al silenzio del cuore, all’ ibernazione emozionale.
    Questa tanto dolorosa quanto frequente correlazione tra corpo, cuore e coppia si innesca quando il legame non funziona più, quando viene caratterizzato da tensione e conflittualità. Questi pericolosi circoli viziosi tendono a riproporsi immodificati nel tempo, corrodendo anche il più saldo dei legami.
    La quantità della vita sessuale è, inoltre, strettamente legata alla qualità dello stesso.
    La sessualità è un giardino segreto dove si comunica attraverso il corpo, un tempio da concimare e da coltivare, sempre e per sempre.
    La vita sessuale non è sempre una pianta spontanea, talvolta, è una pianta che va aiutata a crescere, con cure e attenzione massima
    Una pianta da proteggere dalle intemperie, dal sole caldo, e dai temporali estivi.
    Alle prime avvisaglie di burrasche sentimentali e sessuali, diventa obbligatorio rivolgersi a un esperto in materia – il sessuologo clinico – che possa accogliere la coppia, guidarla, e tenerla per mano verso un percorso di chiarezza emozionale e sessuale.
    Mantenere in buona salute l’intimità è l’unica strategia per evitare che la coppia venga rapita da una spirale crescente di ostilità e di tradimenti.

Quando si parla di desiderio e coppia, uno sguardo va rivolto alla fase della vita della coppia

Picco del desiderio sessuale femminile

Esiste una strettissima correlazione tra il picco del desiderio sessuale femminile, i giorni fertili e la reazione dell’uomo. Come sappiamo, il ticchettio dell’orologio biologico non dà tregua. La chiamata alla fertilità è esattamente come la chiamata alle armi: urgente, improrogabile. La sessualità della donna è strettamente correlata con il desiderio – conscio o inconscio – di diventare madre.
Il desiderio sessuale femminile fluttua in funzione di tanti fattori, organici, psichici e relazionali; senza mai dimenticare il ciclo di vita della donna e della coppia.
La natura ha sempre un suo progetto, e fa di tutto per attuarlo.
Durante il mese di una donna ci sono dei giorni caratterizzati da un picco del desiderio sessuale: i giorni dell’ovulazione, e sono i giorni più fertili del mese.

Il desiderio sessuale aumenta, così come la voglia di avere più rapporti sessuali.
Insomma, il desiderio aumenta in maniera esponenziale, anche se non vi è in atto un tentativo di concepimento. La natura ha una sua progettualità evolutiva, così, a ogni modifica ormonale della donna, segue una maggiore propensione all’intimità e alla sessualità.
Questa correlazione tra picco del desiderio sessuale femminile e ovulazione rappresenta uno dei meccanismi che l’evoluzione ha messo a disposizione per la sopravvivenza della specie.

La reazione dell’uomo tra imposizione e seduzione

La reazione dell’uomo alle insistenze della sua compagna dipende dal tentativo o meno di perseguire un progetto procreativo comune.
Quando il picco del desiderio sessuale femminile porta con sé un aumento della sessualità, che il partner può gradire o meno. Se il tutto avviene con modalità spontanee e ludiche, all’interno di una coppia ben assortita, la sessualità assume nuovi colori e nuovi sapori, e la quantità rimane sempre ben ancorata alla dimensione della qualità; viceversa si fa una minaccia.
Quando la coppia è impegnata in un tentativo di concepimento – talvolta reiterato nel tempo dopo i fallimenti procreativi – la donna non ascolta più il desiderio ma il progetto gravidico. Viene rapita da un “bisogno” quasi compulsivo di avere rapporti sessuali, più che dal piacere.
In questi casi, l’inseguimento dell’ovocita da fecondare compromette e deflette il desiderio sessuale, facendo diventare il talamo, da palcoscenico emozionale e sensoriale, una provetta. L’uomo durante i giorni di picco del desiderio diventa evitante, ansioso, avverte i comportamenti richiedenti della partner, e simula la classica cefalea evitante l’intimità.
Una sessualità scevra dalla dimensione del gioco e della spontaneità diventa esattamente come un compito in classe: ansiosa e disfunzionale. Quando si affrontano i percorsi a ostacoli del concepimento assistito, una consulenza di coppia che affronti le problematiche del desiderio sessuale diventa la strada maestra per la salute sessuale e quella procreativa.

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