Ricordate il gioco “un bastimento carico di?”. Pensiamo per un attimo a quello di cui avremmo bisogno quando amiamo. A occhi chiusi cerchiamo di mettere a fuoco il partner amato, con la sua fisicità, odore e sapore, la sua dolcezza o durezza, la sua intelligenza.
Ecco che ci vengono in mente le tre C. Corpo, cuore e cervello.
In questo momento di emergenza coronavirus il corpo è il grande assente. Dobbiamo fustigarlo e tenerlo a debita distanza da chi amiamo. Del cuore, però, possiamo fare un largo uso, e del cervello un chiaro abuso.
I giovani, e anche gli adulti, provengono da un’assenza di educazione emozionale e sessuale, che li porta a vivere la sessualità come se fosse un test: una verifica della loro potenza e performance sessuale. L’ansia trasforma la sessualità in un compito in classe e le modalità ginniche e acrobatiche si sostituiscono alla lentezza e alla spontaneità.
Adesso riprendiamo il gioco, e proviamo a immaginare di togliere una C, una a caso, dall’intimità e dalla sessualità e vediamo cosa succede.
Un rapporto sessuale consumato senza desiderio e senza cuore può compromettere la sfera dell’eccitazione – dell’erezione nell’uomo e della lubrificazione vaginale della donna -, e può non approdare mai alla complicata e delicata fase dell’orgasmo.
Se proviamo a togliere la C del corpo, come in questi mesi di isolamento e quarantena, diamo vita a una sessualità orfana di emozioni e sensazioni, che ricorda più un autoerotismo assistito che un rapporto sessuale.
Adesso lasciamo il corpo e il cuore e leviamo la terza C, quella del cervello. Il corpo, alla lunga, è destinato a sfiorire e il cardiopalmo da amore nascente lascia il posto a nuove sensazioni, più profonde e stabili, meno tachicardiche.
Senza la spezia dello scambio cognitivo, della condivisione e dell’intelligenza come preliminare amoroso, anche in questo caso, la sessualità corre il rischio di diventare ginnica. Noiosa e annoiata.
La sessualità dei nostri gironi, di cui tanto si parla ma poco si dice, non viene trasmessa con uno sguardo poliedrico sull’affettività e l’intimità.
I pochi rudimenti vengono carpiti dalla fimografia pornografica o dal compagno più navigato e istrionico.
Manca quel luogo empatico e sicuro che si chiama rapporto genitore-figlio, docente-discente, spazio-tempo dove far abitare paura e cura, curiosità e diversità, stranezze e certezze.
Un amore avaro di corpo e un corpo avaro di amore danno vita a relazioni pericolanti, sprovvisti di quella spezia chiamata integrità. Quel collante miracoloso che sigilla la sinergia tra corpo biologico e corpo psicologico, che diventa valore aggiunto e va ben oltre l’aspetto esclusivamente coitale di una sessualità senza cuore.
Il vero vaccino contro l’usura amorosa rimangono le nostre meravigliose tre C, felicemente insieme.

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