In un momento della mia vita in cui l’accento grave e l’accento acuto giocano a nascondino con le mie giornate, in cui gli esercizi di dizione sono il denominatore comune delle mie telefonate stressandomi e incantandomi, il bellissimo nome di una libreria di Bergamo mi raggiunge e mi obbliga a riflettere.
Cambiando l’accento, cambia il significato: i legami, anche amorosi, legano e possono diventare letali.
Quali legami legano?
Quali sono asfittici?
Quali,invece, sopravvivono all’usura del tempo senza lacci o manette?
Per avere un legame bisogna essere legati o legare?

Ci sono legami d’anima e di cuore che stringono come un caldo abbraccio senza stritolare. E altri con contratti e fede al dito che non legano.
La dizione mi ha insegnato tanto, così, tra un accento e un altro, mi diverto a giocare con il significato delle parole. Quando parliamo non ascoltiamo, e quando ascoltiamo non visualizziamo gli accenti e le differenze. (Per fortuna!)
Questo accade anche quando amiamo. (Con meno fortuna!)
Amiamo e basta. Senza leggere il sotto testo, gli accenti, i possibili significati e le destruenti derive.
Talvolta sappiamo bene che un amore ci farà del male, ma nonostante ciò, ci leghiamo a lui.
Consapevolmente senza riserve, orfani di comprensione.
Quando leggo un testo – soprattutto da quando studio dizione e tutto diventa un incubo -, talvolta, faccio la vivisezione alle parole.
Le osservo con diffidenza, le scruto come se fossero le mie peggiori nemiche – e in realtà lo sono -, le leggo come se non avessi mai letto in vita mia.
Le ripeto sillabando e, in fondo, rido anche.
Tornando al nome della libreria che mi ha rapita e affascinata, un semplice accento cambia il significato più profondo di una parola, e anche le emozioni che ci regala.
Come sarebbe bello poterlo fare anche in amore.