L’elefantessa e il suo ventre pieno

Guadava felice un fiume. Odorava, mangiucchiava, prendeva il sole. Non era sola. Era meravigliosamente in compagnia: aveva il suo piccolo a bordo.
Madre e figlio erano due elefanti: un’elefantessa e il suo piccolo elefante in utero.
Il baby-elefante nuotava in utero, mentre lei nuotava nel fiume. Durante il loro cammino, purtroppo, si sono imbattuti nella cattiveria dell’uomo. L’elefantessa ha ingerito un inaspettato frutto farcito di esplosivo, un ananas-mina.
Madre e figlio sono morti nella sofferenza più atroce, travolti dalle fiamme e dalla sofferenza.
Questa mattina mentre leggevo La Zampa, de La Stampa, un pugno in pancia si è trasformato in un nodo in gola che mi ha obbligata a sentire quello che hanno sentito madre e figlio, e a vergognarmi di essere umana.
Se penso alla mamma elefante, da mamma, penso a quali emozioni e paure avrà provato quell’elefantessa.
L’ingestione di quel frutto, il dolore, le fiamme, l’ustione, la paura, la morte. E il piccolo ignaro, non oso immaginare come si sarà sentito in quello struggimento di liquido amniotico e corpo ustionato, di fiamme e lacrime (gli elefanti piangono), di distruzione e morte.
Una morte che proprio perché stava crescendo una vita non era assolutamente contemplata.
Quando aspettavo mia figlia e mancava pochissimo per la sua nascita, avevo paura. In preda alla tempesta ormonale pensavo che non l’avrei mai voluta partorire. Temevo per la sua incolumità, avevo paura che il mondo senza di me, senza il mio ventre che la proteggeva, sarebbe stato sin troppo pericoloso per lei.
Questa storia così drammatica rappresenta uno dei pochi casi in cui un bambino è più a rischio dentro che fuori dal corpo della sua mamma.
Spero che almeno adesso, ovunque si trovino, possiamo giocare insieme e accarezzarsi con le loro buffe proboscidi.
Fonte: La Zampa La Stampa

1 Commento. Nuovo commento

  • Principio fondamentale dell’educazione è, dicotomicamente, avere paura e, al contempo, stimare il padre e i genitori. Se da adolescenti non si commettono determinate stupidaggini, non è perché siamo consapevoli delle leggi, ma perché siamo indirizzati dai nostri genitori e li stimiamo e abbiamo paura a dar loro il brutto esempio….oltre,se educazione rigida, ad avere, fortunatamente, paura di loro(interpretato e con raziocinio ciò che dico), e il comportamento dei genitori, se la stima che nutriamo verso di loro è superiore alla considerazione che noi abbiamo dell’ambiente esterno, induce ad emularli nel loro comportamento. Se l’uomo si comporta in maniera così aggressiva è perché non ha minimamente paura del genitore, dello Stato, e gioca con la Vita degli esseri viventi e delle persone, perché è sottomesso intellettualmente da qualsiasi altra parte. L’uomo reagisce col bullismo e con le botte quando non è assolutamente in grado di dire nessuna parola di senso logico, e se la prende con gli animali, con la famiglia, e con lo Stato, ma dietro ci sono quasi sempre genitori, che dovrebbero essere le figure forti, insoddisfatti e irrealizzati.
    Una volta, a 16 anni, la mia professoressa di Greco, di una classe di figli, selezionata, mi diede uno schiaffo, ma mi ero comportato male nei suoi riguardi. Io tornai a casa e non dissi niente ai miei genitori….separati in casa, ma si incontravano poco. L’indomani tornai a scuola e la professoressa mi chiese scusa, ma io Le dissi che aveva ragione perché mi ero comportato male, e le chiesi scusa io e la ringraziai. Due mesi dopo ci fu il colloquio coi genitori, e arrivai a scuola con mia madre tedesca. La professoressa chiese scusa subito a mia madre che era ignara di tutto, e li, davanti a tutti mi diede una sberla. Ovviamente a casa, la sera, per pasto c’era tutto quello che odiavo e a mezzanotte rientrò mio padre, lottatore greco romana e medico, e nonostante i miei fossero una continua tragedia familiare, mia madre raccontò a mio padre l’accaduto. Bene, mio padre mi diede uno schiaffo che ancora oggi, a distanza di 32 anni sento l’odore degli spinaci freddi sotto il mio naso. Ma, nessuno dei miei genitori si è mai messo contro la professoressa. Perché dico questo, perché quegli schiaffi e le Palle della Prof di Greco mi hanno salvato la Vita. Se I Miei fossero andati contro la professoressa, i miei genitori mi avrebbero insegnato ad andare contro lo Stato, mi avrebbero insegnato ad aspettare la manna dal cielo e non a lottare con le mie Forze, mi avrebbero insegnato a dare la colpa a chiunque e, forse me la sarei
    L’uomo codardo e debole, scherza e se la prende con chi è incapace di agire, ma di fronte alla superiorità cessa. Ubi maior minor cessat. Oggi se sono medico e ho tutto dalla Vita, è stato solo per la Superiorità dei miei genitori, che si odiava o, ma, in ogni caso, mia madre stimava mio padre

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