Se ti scrivo significa che non sei andato via. Quando ti parlo e mi parlo, ti racconto e mi racconto, non sei andato via.
Se mi raggiungi in un modo o nell’altro, con un segno o un segnale che è soltanto nostro, non sei andato via.
È proprio vero, un padre è per sempre.
Un padre è colui che, anche quando la vita decide di strappartelo via, lui non si arrende.
Si sposta un po’, ma rimane ancorato a te.
Accanto a te. Dentro di te.
Un padre che si trasferisce altrove è un padre che impara a utilizzare il linguaggio muto dell’amore per trasformare un legame che non finisce in un una stabile presenza.
Così, ti abbraccia senza braccia.
Ti parla senza voce.
Ti raggiunge in sogno per farti sapere che c’è.
Ti suggerisce, con garbo e dolcezza, nella profondità del silenzio, la strada da seguire e quella da evitare. Diventa il luogo dell’altrove, l’isola che non c’è, che invece c’e.
Diventa l’odore del basilico che metti sulle melenzane, il ricordo in un profumo, le siepi che pianti in giardino quando è primavera.
Gli insegnamenti ricevuti che maldestramente tenti di riprodurre.
Un padre è colui che ti lascia pezzetti di sé, chiamati buona educazione, insegnamenti, esempi, ricordi, emozioni, modi di dire e modi di fare, in modo che tu possa adoperarli ogni qual volta ne hai necessità.
Un padre è colui che in una domenica di sole e scrittura, diventa il raggio più caldo e si fa parole.
Pensavo che la morte fosse la fine di tutto, ma adesso ho capito che è solo un nuovo inizio.
Il ricordo, vivido e rispolverato in ogni dove, è quanto ci sia di più simile a un affetto sicuro.
Perché il contrario dell’amore non è l’odio, non è la fine di un amore, non è la morte.
È l’oblio. L’amore batte la morte dieci a zero.
L’amore è per sempre.