Quante persone sono invisibili pur essendo visibili? Quanti figli orfani di genitori vivi ci sono in giro? E quanti partner sono vedovi di coniugi viventi?
Tanti. Anzi, tantissimi. Un esercito di invisibili.
Essere visibili agli occhi e al cuore della persona amata: di un genitore, di un amico, di un partner, è complicato se non raro. Si può essere visibili con gli occhi ma invisibile al cuore. Si può essere trascurati e ignorati, manipolati e oltraggiati. Affamati e bisognosi d’amore. La condizione più comune e a rischio che ci sia.
I “non amati”, per esempio, portano in dote una ferita profonda che sanguina pur di essere ascoltata. Sono a rischio perenne di incontrare amori stampella, amanti, narcisisti, stalker e di confondere calessi per amore.
Il primo passo per essere visibili e per traslocare dall’invisibilità alla luce è imparare ad essere visibile a sé stessi. Ai propri occhi. Al proprio cuore. Essere presenti rispetto alla propria esistenza. Assaporare attimo per attimo la propria vita. Imparare a darsi il buongiorno tutti i giorni e la buona notte tutte le notti, senza aspettare che qualcun altro lo faccia al posto nostro. Celebrare un nuovo giorno come se fosse un regalo. Assaporare il pranzo, che sia un pezzo di pane o un lauto pranzo, anche da soli, come se fosse un pasto imperiale: in compagnia di noi stessi.
Felici di essere dei battitori solitari, delle pecore nere, le mie preferite ( ma di questo ve ne parlerò in seguito). Pezzi unici, preziosi.
Evitare così che l’arte del compromesso diventi compromettente, che insegni a chi ci sta accanto il non amore, l’invisibilità, la non cura.
Perché tutto quello che accettiamo oggi insegna agli altri come vogliamo essere trattati domani. Indica la strada (emotiva) da percorrere come le briciole di pane lasciate da Pollicino.

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