L’orco e il detenuto, tra sesso e amore

Tra i vari protagonisti di un rapporto di coppia abbiamo l’orco e il detenuto.
Colui (o colei) che imprigiona e l’altra metà del cielo: chi si fa imprigionare per lamentarsene subito dopo. Il gioco delle parti in amore è complesso e variegato. Chi ama dominare e chi ama concedersi con arrendevole sottomissione. Chi trasgredisce e chi sposa la trasgressione come compagna di vita. Chi esige fedeltà e al tempo stesso la regala, chi fa lo stesso e chi non lo fa.
C’è chi non ama ma vuol bene e chi ricambia con lo stesso bene rinunciando all’amore.
Chi scinde la sessualità dall’affettività e ha bisogno di due partner: il destinatario dell’erotismo e il destinatario del sentimento. La scissione, talvolta, viene preferita all’integrità.
C’è chi cambia partner per non cambiare partner, e chi fa la gimcana tra letti e sensi altrui per non correre il rischio di un abbandono e di un coinvolgimento profondo. E chi accede ai flutti della passione passando soltanto dalla trasgressione.
Ci sono poi i vegetariani dell’amore: coloro che rinunciano ai sensi e prediligono l’esclusività e la tutela del cuore.
Chi ha paura dell’altro e rimane in chat o dentro un computer, e chi ha bisogno di un monitor per tentare di essere sé stesso e al tempo stesso tutelare sé stesso.
L’unica vera difficoltà nel gioco delle parti è la consensualità e la coerenza nel tempo. Quando, però, durante il cammino della vita, la crescita psichica di un partner si sostituisce alla paura, alcuni ruoli parcellizzati potrebbero non piacere più e smarrire quella fascinazione iniziale che li ha resi così indispensabili.
Nessuna scelta parafulmine può curare le paure. Quando i bisogni si trasformano coraggiosamente in desideri, l’amore scaldato dall’intimità rimane ancora una volta la forma più audace di trasgressione.

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