Ebbene sì, e chi lo avrebbe mai detto.
Chi impara il latino, chi la matematica, e chi la strada che porta al piacere. Soprattutto quello femminile.
La donna non nasce orgasmica, ma orgasmica diventa.
L’orgasmo femminile non è meccanico e nemmeno idraulico, è faticoso.
Per imparare a raggiungerlo, la donna deve imboccare un cammino impervio, irto di zone d’ombra, di salite e di
buoni compagni di viaggio.
Molte donne mi scrivono afflitte e sconfortante perché pensano che il fare l’amore sarebbe dovuto essere qualcosa di istintivo, di naturale, di fisiologico.
In realtà non è così.
Ci sono donne che non si conoscono sessualmente. Altre che ignorano la geografia corporea del proprio piacere.
Altre ancora che sperano che l’istinto e l’amore le accompagnino verso la scoperta del piacere. E chi spera invano che il partner lo possa fare al posto suo.
Queste donne coltivano tante false speranze, cosi, alcune di loro intraprendono la scorciatoia della finzione. La recita rassicurante di orgasmi inesistenti.
La finzione, così come la classica cefalea evitante l’intimità – “no, tesoro, questa sera no. Ho mal di testa!” -, non fanno altro che nutrire la problematica della mancanza d’orgasmo.
Il partner, se pur attento, empatico e sessualmente navigato, ha difficoltà a far raggiunge l’apice del piacere alla propria donna senza la sua collaborazione; e senza che la donna si conosca a fondo. Psiche, corpo, immaginario.
Un uomo va guidato e indirizzato, soprattutto durante la prima fase dell’intimità, quella del gioco a mosca cieca del piacere.
Regalargli lo scettro del comando del piacere, unitamente al peso della responsabilità, non è un dono, ma un danno. Diventa, da parte della donna, un vero e proprio processo di deresponsabilizzazione, assolutamente vano.
Quindi, chiarezza e dolcezza, dialogo autentico e non inquisitorio, assolutamente vietata la recita a copione e la finzione, per evitare che l’anorgasmia rimanga il triste destino sessuale di molte donne.