L’uomo che sussurrava ai bonsai. L’amore e la cura

/L’uomo che sussurrava ai bonsai. L’amore e la cura

C’è chi lascia in tangenziale il proprio cane in prossimità delle vacanze estive.
Chi, accompagna premurosamente un genitore anziano in una casa di riposo, per far sì che qualcuno si occupi di lui.
Chi ancora, abbandona un coniuge per un altro; più giovane, più bello e più sano.
E c’è chi, sussurra a un bonsai.
Ho saputo dai miei pazienti, che esistono delle case di riposo per bonsai, o meglio dei luoghi di cura dove poter lasciare il proprio alberello durante le vacanze o le proprie assenze dal quotidiano.
Avere un bonsai e, sopratutto, farlo sopravvivere, non è proprio facilissimo.
Bisogna avere pazienza, costanza, comprendere cosa gli necessita, e trovare il modo adatto per soddisfare le sue necessità.
Se ha sete, non puoi innaffiarlo con un semplice innaffiatoio, ma sei obbligato, pena la sua morte, ad attuare un rituale amoroso, garbato e rispettoso delle sue foglie e delle sue radici.
L’accudimento del bonsai, mi fa venire in mente l’accudimento di un rapporto di coppia, nel rispetto delle radici ed ali di chi amiamo.
Unica differenza è che in amore, quando siamo stanchi o desideriamo stare altrove ed in vacanza, non possiamo lasciarlo ad altro da noi.
Pena la sua morte.

By | 2018-02-24T12:34:02+00:00 24 febbraio, 2018|

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